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L’Antitrust a muso duro contro le banche: “Sui c/c si potrebbero risparmiare 180 euro”.

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Ci sono ancora “ostacoli al pieno dispiegarsi della concorrenza nel settore bancario che impediscono una riduzione dei prezzi a vantaggio del consumatore finale e un aumento della mobilità della domanda”. E’ la conclusione alla quale giunge l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che sottolinea: ci sono spazi per ridurre i costi dei conti correnti, con la possibilità di ottenere risparmi fino a 180 euro. Ma l’Abi, l’associazione delle banche, non ci sta e replica: “Il prezzo dei c/c è già sceso, in media a 100 euro”. E ancora: “Mentre sull’economia nazionale pesa ancora il ciclo recessivo e sulle banche un quadro di redditività ai minimi storici, le banche offrono servizi sempre più efficienti a costi sempre più limitati”.

L’Antitrust concede che negli ultimi anni qualcosa e cambiato e “sotto alcuni profili c’è stata una evoluzione anche più competitiva del settore”. Ma “l’entità di risparmio ottenibile passando da un conto all’altro dimostra che ci sono ancora spazi per ridurre i costi dei conti correnti. Si tratta tuttavia di spazi che i risparmiatori non riescono a sfruttare, perchè privi delle informazioni necessarie che vanno invece rese disponibili da parte delle banche, anche introducendo vincoli normativi e regolatori”. Bankitalia, in un recente studio, ha sì notato che i costi sono scesi in linea con quanto dice l’Abi, ma anche che per certi profili di clienti i costi finali sono ben maggiori rispetto alle indicazioni iniziali. Occorre intervenire, secondo l’Antitrust, anche sulle lentezze nella chiusura di un conto per aprirne un altro: per quanto i tempi si siano ridotti, è sufficiente avere una carta di credito o la Viacard per vederli dilatare anche fino a 37 giorni: l’idea è imporre un limite a 15 giorni per completare la chiusura. Vanno infine scissi i legami tra conti correnti e altri prodotti.

L’indagine su 52 banche e 14.500 sportelli mostra che i costi dei conti allo sportello calano solo per i giovani (-19%), mentre una discesa meno rilevante si è registrata per le famiglie e i pensionati con operatività minore (rispettivamente -2,8% -3,6%). Anche per le restanti tipologie di consumatori i prezzi mediani risultano invariati, infatti le variazione rispetto al 2007 sono inferiori all’1%. l contrario i costi salgono, soprattutto per alcuni profili, nelle banche di maggiori dimensioni, dove si concentra il 70% dei conti correnti. I prezzi di tenuta e movimentazione di un c/c sono compresi, a seconda del suo utilizzo (quindi in funzione del profilo di correntista) tra un minimo di 53 ad un massimo di 111 euro. L’indagine conferma la convenienza (-30%) dei conti online rispetto a quelli tradizionali in termini assoluti, con punte che superano il 40% per i giovani, e le famiglie e i pensionati con operatività bancaria maggiore.

Quanto infine al tasso di mobilità dei correntisti, risulta compreso tra il 10% e il 12%, in linea con i risultati disponibili a livello europeo, e sostanzialmente stabile nel corso degli anni. Ne deriva un elevato grado di dispersione dei prezzi: per i conti allo sportello, la differenza tra il prezzo massimo e minimo è almeno pari a 100 euro ma può anche superare i 150 euro, fino ad arrivare a 180 euro, a secondo del profilo del correntista.

 

 

 

Fonte “La Repubblica”
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