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Economia

Rincari, sconti, lavoro, sviluppo: tutte le novità in arrivo per il 2013.

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La dettagliata “mappa” del Sole 24 Ore

Aumentano le multe, cala la tariffa per l’elettricità, in Campania aumenta l’Irpef; un fondo di sviluppo per le imprese e credito d’imposta per le assunzioni.

Tutti i rincari e gli sconti del 2013. Titola così, questa mattina, “Il Sole 24 Ore”, fornendo in questo modo un utilissimo servizio ai propri lettori.

«Famiglie, imprese, lavoratori, professionisti, uffici pubblici possono cominciare a segnarsi quello che li attende nel 2013 – scrive il quotidiano economico – Novità, alcune, già contemplate da normative esistenti (come l’aggiornamento trimestrale delle bollette energetiche), ma per la gran parte inedite, introdotte dai tanti provvedimenti che il governo dimissionario è riuscito a produrre in poco più di un anno di attività: dal decreto “salva-Italia”, che ha rivoluzionato il sistema pensionistico, fino alla legge di stabilità 2013, che ha “imbarcato” una marea di correttivi e ulteriori misure. Le novità in arrivo sono importanti: a cominciare dalle nuove regole sulle pensioni, pienamente operative proprio dal 2013. O quelle sul lavoro con il debutto dell’Aspi, che sostituirà a regime altre indennità di disoccupazione. E ancora: il recepimento della direttiva pagamenti, che dovrebbe stabilire tempi certi tra imprese e tra imprese e Pa; il carnet di cambiamenti nella sanità. E non mancano i rincari: multe, Iva ordinaria, contributi».

Per quel che riguarda le multe, per effetto del Codice della strada, dal 1° gennaio aumenteranno del 5,7%.La tariffa per l’elettricità cala invece dell’1,4%. In tema di risparmio, sale dell’1,5% l’aliquota sui conti deposito. Abolito il tetto dei 1.200 euro. Lavoro: riduzione dei contributi per i datori che assumono over 50 o disoccupati. Altre novità: diventa operativa la liberalizzazione degli orari dei negozi; l’Imu resterà tutta ai sindaci, tranne per gli immobili industriali di categoria B; al via la riforma forense; un Fondo per lo sviluppo delle imprese (finanziamenti agevolati per la crescita e l’occupazione, anche con co-finanziamenti europei o regionali, concessi a valere sul Fondo per la crescita previsto dal decreto Sviluppo); credito d’imposta del 35% per assunzioni a tempo indeterminato di soggetti con dottorato di ricerca, laurea magistrale tecnico-scientifica. Stanziati 50 milioni per il 2013; sgravi sulla produttività; unione dei Comuni obbligatorie (i piccoli Comuni compresi fra mille e 5mila abitanti devono avviare la gestione in forma associata di tre delle loro funzioni fondamentali); in Campania aumenta l’Irpef regionale (fino al 2,63%); stretta sul fumo under 18.

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Coldiretti Campania:”Con l’aumento delle tariffe luce e gas, aumentano i costi di produzione del cibo”

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MASIELLO: “CAMPI E STALLE IN SOFFERENZA, RIVEDERE ACCORDI DI FILIERA”

Schizza verso l’alto il costo di produzione del cibo con una pericolosa spirale che rischia di strozzare le aziende agricole. È quanto denuncia Coldiretti Campania, registrando il preoccupante boom dei costi dell’energia, che si scarica solo sulla prima parte della filiera agroalimentare. Per le operazioni colturali gli agricoltori – spiega Coldiretti – sono stati costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le lavorazioni dei terreni, senza dimenticare l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%). L’aumento dei costi investe duramente anche l’alimentazione del bestiame e il riscaldamento delle serre per ortaggi e fiori.

“Non possiamo reggere un’altra tempesta – denuncia Gennarino Masiello, presidente Coldiretti Campania – generata da una spirale che sta già colpendo pesantemente le aziende agricole e gli allevamenti. Da un lato cresce il costo dell’energia, che trascina tutto il resto e che aumenta notevolmente i costi di produzione del cibo, dall’altra l’inflazione galoppante restringe la propensione alla spesa alimentare delle famiglie, già provate da due anni di pandemia. Questa doppia pressione si sta scaricando verso il basso, verso gli anelli deboli della società e della filiera produttiva. Agricoltori e allevatori stanno pagando di tasca propria l’impennata dei costi, costretti a vedere crollare i propri margini. Una situazione che non può reggere a lungo e che rischia di deflagrare. Occorrono interventi urgenti ed efficaci dal governo alla regione, riaprendo subito i tavoli sulla contrattazione nelle filiere agroalimentari, dove ancora oggi vi sono squilibri di relazioni e remunerazioni. Se le famiglie e gli agricoltori soffrono, non ci può essere chi fa il furbo e si arricchisce sul bisogno primario di mangiare.”

I rincari dell’energia – conclude la Coldiretti – hanno dunque un impatto devastante sulla filiera, dal campo alla tavola, in un momento in cui con la pandemia da covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e aumenti dei prezzi di beni essenziali. Il comparto alimentare richiede ingenti quantità di energia, soprattutto calore ed energia elettrica, per i processi di produzione, trasformazione, conservazione dei prodotti di origine animale e vegetale, funzionamento delle macchine e climatizzazione degli ambienti produttivi e di lavoro. Si tratta di una bolletta energetica pesante, nonostante nel tempo l’agricoltura abbia fatto grandi passi in avanti per il contenimento dei consumi energetici.

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Confesercenti, Marinelli: i saldi opportunità per commercio irpino, ma prospettiva resta complicata senza interventi di rilancio economico

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«I saldi sono un’opportunità di rilancio per il commercio di prossimità irpino, ma l’effetto combinato della risalita dei casi di Covid e l’aumento dei costi energetici frenano la ripresa». Ad affermarlo è Giuseppe Marinelli, presidente della Confesercenti provinciale di Avellino.

«Le rilevazioni sul commercio al dettaglio – ha proseguito il dirigente dell’associazione di categoria – ci restituiscono un quadro con alcune ombre: mentre i dati tendenziali, riferiti allo scorso anno, sono decisamente positivi, perché hanno come raffronto la grave situazione determinatasi a novembre 2020, i dati a breve termine al contrario fanno segnare una flessione, che rischia di accentuarsi ulteriormente. L’incertezza, insomma, torna a pesare su famiglie ed imprese. A creare tale clima, con effetti negativi sull’economia locale, come nel resto del Paese, sono l’aumento dei prezzi, che ha generato una spinta inflattiva, e la nuova impennata dell’epidemia, con le conseguenti restrizioni, che pesano soprattutto su alcuni comparti. Appare, quindi, quanto mai necessario, come propongono i vertici nazionali di Confesercenti, mettere in campo nuovi interventi “taglia-bollette” e spingere sulla campagna di vaccinazione, per scongiurare limitazioni delle attività che avrebbero una ricaduta economica pesantissima sul 2022, pensando comunque, anche con il contributo degli enti del territorio, a sostegni per i settori che già avvertono l’impatto negativo».

«In questo quadro così delicato – ha concluso Marinelli – i saldi possono fungere da contrappeso per il comparto del commercio non alimentare ed in particolare per le piccole attività di vicinato, che costituiscono un valore aggiunto in termini di relazione sociale per i nostri centri abitati, grazie al rapporto diretto tra venditori e clienti, anche se purtroppo tali attività sono le più esposte alla crisi. E proprio per queste ragioni, vanno maggiormente salvaguardate».

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I bambini meridionali valgono meno di quelli del Nord

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È andata. Nel silenzio assoluto dei media, è passato, con il bilancio approvato la fine dell’anno scorso, il progetto di regionalismo differenziato, promosso dalla destra leghista di Fontana e di Zaia e dalla sinistra padronale di Bonaccini. Hanno messo nella pattumiera i pochi cocci dell’Unità Nazionale, tanto decantata dal presidente Mattarella che, non ultimo, ha taciuto sullo sciagurato disegno, che renderà irreversibile le sperequazioni tra il Nord dotato di servizi ed il Meridione. Per impedire che il progetto cristallizzasse le disuguaglianze, si dovevano approvare dei contrappesi disciplinando i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), mai messi in atto. In tal modo si sarebbero resi erogabili, in misura minima secondo il dettato Costituzione,i diritti di cittadinanza quali: l’istruzione, i trasporti, l’alta velocità, gli asili nido, il tempo prolungato per le scuole dell’infanzia dotate di mense scolastiche, la salute. Diritti, di fatto, negati a 20 milioni di meridionali. Il governo della presunta Unità Nazionale ha dato voce e garanzie solo ai cittadini del Centro-Nord, reputando la restante popolazione non meritevole di essere trattata come italiani e considerando il Sud un corpo estraneo, la palla al piede del Paese, un’area destinata allo spopolamento. Fatto confermato dall’ISTAT e provocato dalle poche nascite, dalla migrazione di circa 100 mila persone annue verso il Nord che offre lavoro e servizi efficienti. Un trend inarrestabile per il prossimo decennio e accolto dal governo come situazione immodificabile che ha, ingiustificatamente, influenzato il contenuto del bando per gli asili nido per la prima infanzia. Infatti si privilegiava l’erogazione delle risorse ai Comuni che potevano sommare i loro fondi a quelli annunciati dal PNRR (cofinanziamento),presenti al Nord, escludendo, di fatto, i Comuni meridionali,quasi tutti in dissesto finanziario. Nel bando successivo è stato eliminato il cofinanziamento ed invece di erogare prioritariamente, ed in maggior misura, i fondi alle Regioni che hanno meno del 33% dei posti negli asili nido, percentuale indicata dall’UE per ridurre le disuguaglianze e favorire le aree con minori servizi per la prima infanzia,presenti non solo nel Meridione, il governo ha elevato questa percentuale al 43,9% (valore dei posti degli asili nido presenti nella Valle D’Aosta), consentendo all’Emilia Romagna e alla Lombardia, che coprono già il 40% del fabbisogno dei bimbi, di ricevere ulteriori risorse. In tal modo è stato   ridotto l’importo da assegnare alla Campania (che copre il fabbisogno di appena il 10% degli aventi diritto) e agli altri territori che, si attestano al di sotto della percentuale del 33% indicata dall’UE. È una vergogna non possiamo sottrarre il futuro ai bambini meridionali.

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