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Cultura Eventi e Spettacolo

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”, percorso astronomico nella notte di San Lorenzo

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L’Associazione “Ianus”, con il Patrocinio del Comune di Ariano Irpino e in collaborazione con l’Ing. Michele Zarrella di “AstroCampania – Sezione Monti Picentini”, organizza un percorso astronomico nella notte di San Lorenzo.

Il percorso avrà inizio con visite guidate al Museo della Civiltà Normanna e al Castello, dalla cui sommità si potrà ammirare col telescopio una bellissima mezza Luna che si troverà nella costellazione della Bilancia.

Nel cielo, per tutta la serata, splenderanno Marte e Saturno e sarà possibile ammirare col telescopio il pianeta con gli anelli e il satellite Titano.

INGRESSO GRATUITO – PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

3 TURNI: ore 20:30 – ore 22:00 – ore 23:30

Partenza dall’ingresso del Museo della Civiltà Normanna

Per prenotazioni: Giusy 329-8465739

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Attualità

Assegnazione borse di mobilità-progetto Erasmus, c’è tempo fino al 26 maggio

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Il progetto “PRO-T.RAI.N.E.E.S” PROMOTING COOPERATION FOR THE DEVELOPMENT OF SKILLS IN THE FIELD OF HERITAGE TOURISM” è stato candidato nel 2019 dal Comune di Ariano in partenariato con un  enti locali, istituti d’istruzione superiore e associazioni di rappresentanza e di interesse pubblico, finalizzato  alla formazione di professionalità in grado di gestire il patrimonio artistico locale, valorizzare il territorio e sviluppare forme innovative di turismo culturale. 

Il  bando prevede l’assegnazione di  n.34 borse di mobilità per MALTA e di n.1 per la
SPAGNA, per un periodo di 2 mesi.

Entro il 26 maggio 2022 potranno presentare ancora la domanda per partecipare al progetto “PRO-T.Rai.N.E.E.S.”, i giovani diplomati residenti nella Regione Campania che abbiano compiuto il 18° anno di età, siano in possesso della cittadinanza Europea,dello status di inoccupati/disoccupati e siano diplomati nell’anno scolastico 2020-21.

Le candidature potranno essere inviate  al seguente indirizzo:info@erasmus-protrainees.com

Per ulteriori informazioni è possibile scaricare la documentazione dal seguente link:

http://www.albipretori.it/Public/VersioneGrafica/Pubblicazioni?codice=162&Tipologia=173

Dal mese di aprile 2021 ad oggi sono state 40 le borse di mobilità assegnate a giovani neodiplomati provenienti da tutto il territorio regionale, che hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza lavorativa e formativa nei paesi Spagna e Malta.

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Attualità

Il Centro InformaGiovani di Ariano Irpino partecipa al Maggio dei Libri 2022

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Il Centro InformaGiovani di Ariano Irpino partecipa al Maggio dei Libri 2022 nella settimana che va dal 23 maggio fino al 31 maggio 2022.
Vieni a farci visita presso l’ufficio Centro InformaGiovani di Ariano Irpino, in via dei Tribunali (Palazzo degli Uffici). Portaci il titolo di uno dei tuoi libri preferiti e una citazione.

Potrai ricevere anche consigli di lettura dagli altri utenti che parteciperanno all’iniziativa!
Passa appena puoi dal 23 maggio al 31 maggio, gli orari del nostro ufficio sono: dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12:00.
Se in questi giorni non riesci a raggiungerci al Centro InformaGiovani e vuoi condividere con noi il tuo libro preferito, puoi compilare il questionario online, che ti occuperà soltanto 2-3 minuti, a questo link https://docs.google.com/forms/d/1cvNWMC2iem0EluOxch2sLwQVQXAuqCR8NasLes0hQ-M/edit
Per maggiori informazioni sull’iniziativa Maggio dei Libri 2022, leggi il nostro articolo completo sul nostro sito https://www.informagiovaniariano.it/2022/05/20/il-maggio-dei-libri-2022/

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Attualità

L’agabbadora, artefice di vita, guarigione e buona morte, al Museo Galluras

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Sono una che aiuta a morire: l’ultimo intervento è stato unmese fa. Un’anziana femina agabbadora, figura sarda realmente esistita, nel marzo 2003 lo confessava a un prete in un paesino vicino a Bosa. Ce lo racconta (anche sulla sua pagina Facebook) Pier Giacomo Pala, ideatore, direttore e proprietario del Museo etnografico Galluras a Luras, appassionato di tradizioni popolari: “Fin dai 12 anni raccoglievo tutti i reperti etnografici che trovavo e li conservavo, finché nel 1981 non ho acquistato il palazzetto che oggi ospita il museo”. Ed è nello stesso anno che Pier Giacomo scopre quasi casualmente dell’esistenza della agabbadora: “Un anziano amico di Luras, in una dellenostre consuete passeggiate, mi confidò che da bambino aveva sentito raccontare dal nonno, di una donna che si occupava di porre fine alle sofferenze dei malati terminali colpendoli alla testa con un martello in legno. Quella donna aveva vissuto in uno stazzu (casa della campagna gallurese) di Luras. Da quel momento cominciai a interrogare gli anziani di Luras, ma sembrava che nessuno sapesse niente. In realtà, sapevano eccome, ma non se ne parlava, perché farlo avrebbe comportato un’assunzione di responsabilità: essere testimoni o complici di un omicidio”. Dallo spagnolo vamos acabar (andiamo a terminare), l’agabbadora era una donna che, su richiesta dei parenti, metteva fine alle atroci sofferenze di malati terminali irreversibili, talvolta divenuti “solo” una bocca in più da sfamare… Ancora Pala: “Eticamente sa agabbadora non ammazzava, ma poneva fine alle sofferenze. È una pratica antichissima, che si pensa risalga al prenuragico ed era una soluzione libera e naturale, poiché a quei tempi vi erano giunti senza essere condizionati dalle istituzioni. Oggi invece, sull’eutanasia non si fanno passi avanti: si è bloccati dalla Chiesa, dalle istituzioni, dalla politica”. E la Chiesa lo aveva accettato? “La Chiesa ha accettato questo, così come altri riti pagani: fingeva di non sapere,perché cercava di assecondare le necessità del popolo,per fare più proseliti possibile. Dell’argomento si parla nei sinodi diocesani, ma non è stato mai adottato alcun provvedimento.” La ricerca di Pier Giacomo, l’ha portato a rintracciare soltanto a Luras, in Gallura (nord-est Sardegna), ben 10 donne che praticavano la missione di “finitrici”, risalenti al periodo che va dalla metà dell’Ottocento ai primi anni Settanta del Novecento. “Sono risalito a chi praticava questa missione, anche se nessuna agabbadora era più in vita. Durante la ricerca ho scoperto che ricopriva anche il ruolo di mastra de paltu, cioè levatrice, aiutava anche a nascere, nonché a guarire. Scoprire dove queste donne avessero abitato non è stato semplice, poiché molte delle case erano state ristrutturate o demolite: dopo 12 anni di ricerche, nel 1993, un giorno notai che in una delle dimore di cui mi aveva parlato il mio anziano amico, stavano demolendo dei muretti a secco. Mi avvicinai sconsolato, perché un altro pezzo di memoria scompariva, visto che quei muretti risalivano alle chiudende emanate nel 1820. Era la pausa pranzo, gli operai non c’erano e osservai che una delle pietre in granito del muretto differiva dalle altre: era rettangolare, tenuta da un cuneo nella parte alta. Incuriosito, tirai il cuneo, la pietra cadde e nella nicchia che chiudeva, vidi il martello: lo presi e scappai. Solo dopo una decina di minuti mi resi conto di quel che si era realizzato, la conferma alla mia lunga ricerca.” Fu il primo martello ritrovato? “L’unico e solo al mondo, riconosciuto. Oltre al mazzolu, presso il museo c’è un raro modellino di giogo (serviva per collegare i due buoi tra di loro) che ha almeno 150 anni, a giudicare dalla lavorazione del legno. Il giogo era ritenuto un oggetto sacro che nessuno poteva distruggere, per il significato che rivestiva: lavoro, grano, farina, pane. Secondo la credenza popolare, chi lo avesse fatto, avrebbe distrutto lavita e ciò gli avrebbe causato una morte di stenti. Il modellino veniva collocato sotto il cuscino del malato per tre giorni e tre notti: se il malato moriva, voleva dire che aveva distrutto un giogo, che però lo aveva liberato. Se invece non moriva, significava che il suo stato terminale era naturale e si era autorizzati a chiamare l’agabbadora. Quello che ho nel museo, fu utilizzato nello stazzo in cui lo ritrovai, per un anziano che, dopo averlo tenuto per tre giorni sotto il cuscino, non era morto, così avevano dovuto chiamare l’agabbadora.                                                                                                                                                                     Il mazzolu di olivastro a forma di martello, è esclusivo della Gallura, mentre in altri paesi sardi è un semplice bastone chiamato mazzoccu mazzocca. Una testimonianza che ho raccolto a Cuglieri (centro Sardegna), parla di un oggetto che aveva la forma di un grosso pestello di circa 40 cm. A forma di martello lo ritroviamo in Francia, dove veniva chiamato il “martello benedetto” e conservato nelle chiese, a testimonianza dicome la Chiesa francese riconoscesse e tollerasse la pratica della “buona morte”. A conferma di ciò, alcuni studiosi del Settecento e dell’Ottocento, sostengono che a utilizzare il martello, fossero proprio i preti”.                                                                                                                                                   Il museo Galluras, unico in Sardegna, oltre ad un’antologia sulla figura della agabbadora, della quale sono esposti anche gli abiti tipici, offre un’immersione nella storia antropologica della Gallura, con gli strumenti della civiltà contadina per i lavori della campagna, la vinificazione, l’agricoltura e la pastorizia, fino alla lavorazione del sughero e della lana. 

Nel 2021 nonostante la pandemia, le visite al museo sono più che raddoppiate rispetto al 2020: circa 15.000 persone.È sempre aperto e, per visitarlo, basta chiamare il n. 368 3376321 o scrivere una mail a: info@galluras.it.

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