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Cronaca

Arrestato pregiudicato per minacce e violenze sui familiari

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Gli Agenti del Commissariato di Ariano Irpino, a conclusione di una complessa attività investigativa hanno tratto in arresto, su esecuzione di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Benevento, un pluripregiudicato del luogo responsabile di violenze, minacce e maltrattamenti in danno dei propri familiari.

L’uomo, che per la maggior parte dell’anno viveva all’estero, al rientro nel comune irpino, non disponendo di una propria dimora, era solito chiedere ospitalità presso qualche familiare residente, asserendo che tempo uno o due giorni sarebbe ripartito.

Nel caso specifico il pregiudicato, a seguito di comportamenti violenti e minacciosi, non solo manifestava la chiara intenzione di non lasciare l’abitazione ma aveva costretto, con atteggiamenti violenti e minacciosi, i familiari che lo ospitavano a soddisfare ogni sua esigenza tanto che quest’ultimi si erano trovati nelle condizioni di dover lasciare
l’abitazione.

Per tali episodi l’uomo era già stato destinatario dell’ordinanza di divieto di dimora nel Comune di Ariano Irpino emessa dal giudice del Tribunale di Benevento. Il malvivente, però, nonostante fosse sottoposto a tale misura, incurante delle leggi e del provvedimento impostogli, non ha mai lasciato il territorio di Ariano Irpino tant’è che più volte è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Benevento.

Sulla scorta degli esiti dell’attività di indagine esperita da poliziotti del Commissariato, la Procura della Repubblica di Benevento, considerato che la misura già impostagli non aveva prodotto gli effetti voluti, ha disposto la custodia cautelare in carcere dello stesso, che è stato associato presso la locale Casa Circondariale.

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Attualità

Suicidio nel carcere di Ariano – Detenuto di 34 anni si toglie la vita

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Un detenuto italiano di 34 anni si è tolto la vita all’interno del carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Lo riferisce Aldo Di Giacomo, segretario nazionale del Sindacato di polizia penitenziaria. L’uomo era stato trasferito per motivi di ordine e sicurezza da Carinola, in provincia di Caserta, dove nei giorni scorsi – secondo quanto si apprende – aveva aggredito quattro agenti penitenziari.
Secondo quanto sostiene Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria Spp, si tratterebbe del “sesto suicidio in 8 giorni in Campania. Forse qualcuno pensa che non intervenendo si svuoteranno le carceri. Il governo e l’amministrazione penitenziaria non sono in grado di contrastare questo stillicidio di vite umane, nessun provvedimento concreto è stato messo in campo per evitare l’amplificarsi del fenomeno che oramai ha assunto livelli record con 42 suicidi dall’inizio dell’anno. Il cambio di rotta tanto auspicato non vi è stato con questo governo. E’ aumentata l’indifferenza ai problemi delle carceri”.

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Attualità

Cordoglio del presidente della Provincia, Rizieri Buonopane, per la scomparsa di Raffaele Aurisicchio

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“I suoi consigli hanno accompagnato il mio recente percorso politico e istituzionale sia al Comune di Montella sia alla Provincia. Un supporto prezioso, intelligente, di cui farò sempre tesoro. Raffaele Aurisicchio ha segnato in maniera indelebile il dibattito politico dell’Irpinia, a cui ha contribuito sempre con straordinaria generosità. Lascia valori profondi e idee lungimiranti. La vicinanza ai familiari, in modo particolare a Noemi”.

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Attualità

Faccetta nera a scuola – Parla il legale del docente di musica

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L’avvocato Gianluca Grasso, a seguito di mandato ricevuto, ha emesso il seguente comunicato stampa a difesa del suo assistito.

La tempesta mediatica che ha investito il mio assistito, purtroppo, non accenna ad arrestarsi, anche in occasione dei festeggiamenti per il 25 Aprile la vicenda continua a essere in risalto e non risulta più tollerabile una narrazione dei fatti completamente distorta della realtà.

A distanza di molti giorni dall’evento, il Preside continua a ribadire, nelle interviste rilasciate alla stampa, di aver bloccato il docente (non si capisce in cosa!). Anche la convocazione di un dibattito pubblico per discutere “sulla scelta poco felice della canzone fascista” fa capire che, nonostante gli sforzi del docente, i fatti, per come realmente si sono svolti, continuano a essere travisati e distorti.

Dunque, ricostruiamo la vicenda

Innanzitutto, bisogna chiarire che non c’è stata alcuna richiesta didattica di cantare né suonare la canzone, così come non era prevista alcuna esecuzione della canzone in nessun ambito né pubblico né privato. Durante le lezioni di educazione musicale dal Professore vengono trattati diversi argomenti sia di natura tecnica (notazione, tempo, ritmi, e molto altro) che interpretativa (dinamiche e agogiche principalmente). Nel corso delle lezioni di pratica musicale durante l’ascolto e lo studio di canzoni dello stesso periodo, oltre a canzoni di epoca risorgimentale, nonché l’inno nazionale, è emersa la curiosità, da parte dei ragazzi, di ascoltare questa canzone “incriminata” non in programma.

L’utilizzo del brano “Faccetta nera” ricade in un contesto didattico di confronto sugli argomenti summenzionati in relazione alla struttura naturale del brano e all’orecchiabilità della melodia che, così come altre, viene considerata in funzione della propria struttura musicale, svuotandola e deprivandola completamente del contenuto ideologico/politico che generalmente viene associato alla melodia.

Gli stessi studenti, per poter avere un riferimento sullo studio di queste differenze, hanno chiesto lo spartito con il testo e il docente ha provveduto a scaricalo da internet e inviarlo sul gruppo whatsapp degli studenti insieme a un altro brano, proprio come esempio di ritmi e metriche in contrapposizione a quelli di altri brani studiati nel corso dell’anno.

Questi sono i fatti. Pertanto, ancora oggi, non si capisce quale blocco avrebbe posto il preside nei confronti del docente, visto che, preme ribadirlo con fermezza, nessuna esecuzione del brano era stata richiesta dal mio assistito agli studenti.

Il professore, con molti anni di docenza alle spalle, organista religioso, persona impegnata nel sociale, non può che essere notevolmente rammaricato da tutto questo clamore mediatico. Ovviamente, conoscendo le dinamiche giornalistiche, sappiamo bene che associare quanto accaduto al 25 Aprile ne fa risaltare il clamore, ma sarebbe opportuno ricondurre la vicenda nei limiti della verità e contestualizzarla.

Con l’occasione, il Professore, mio tramite, vuole ringraziare i numerosi messaggi ricevuti da parte dei suoi studenti i quali gli hanno manifestato solidarietà e vicinanza; gli stessi, conoscendo realmente i fatti, hanno espresso il loro stupore per quanto sta accadendo.

Il mio assistito, inoltre, per il tramite del mio Studio Legale, si riserva tutte le azioni a tutela della propria reputazione e onorabilità. Tanto si doveva per chiarire la vicenda e ristabilire la verità dei fatti.  

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