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Attualità

Yom Hashoah- La memoria, la catastrofe

Federico Barbieri

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Gli Ebrei commemorano Yom Hashoah, il giorno della catastrofe. In tutto il mondo è riconosciuto come il giorno della “distruzione’’ dell’Umanità.

Fissato nella mente quale sinonimo di campi di sterminio.

Ho visitato uno di questi orrori. Mathausen. Corretto dire sono entrato in quello spazio senza tempo, dove il tempo ha l’odore dell’umana follia.

Dove la cappa opprimente della storia toglie il respiro, avvolge l’anima trascinandola all’inferno e la riempie dell’orrore.

‘’Ho visto’’ gli scheletri che di umano nulla possedevano: anche lo spirito era stato cremato. Ho immaginato i soldati ”liberatori” (uccisori nei campi in Russia) sbarrare gli occhi.

Increduli a trovarsi dinanzi qualcosa che nessuna mente umana avrebbe potuto intuire. ‘’Ho visto’’ divise piegarsi in due e vomitare l’orrore. ‘’Ho visto’’ mani sollevarsi a toccare il cancello aperto e crollare al di là. Per sempre.

La memoria della follia. Memoria all’occorrenza. Memoria calendarizzata. D’occasione.

Memoria che purtroppo si divide in rivoli emulativi.

In questa giornata tanti ricordano, per emulazione (ignorando la sostanza di quella tragedia), ”perché così fan tutti”, per convinzione.

L’assurda eppure umana concezione dello sterminio di altri esseri umani.

Già domani diventa facile utilizzare l’espressione ”sei peggio di un ebreo..” oppure ”ma che ebreo!”.

Non solo Ebrei, non solo Mauthausen e Sachsenhausen in Austria. Non solo Maly Trostenes in Bielorussia. Jasenoca in Croazia. Dachau, Neuengamme, Mittelbau-Dora e Buchenwald in Germania, Treblinka, Birkenau, Auschwitz con sottocampo Monowitz, Majdanek, Gross-Rosen e Belzec in Polonia.Natzweiler-Struthof in Francia, Herzogenbuschnei Paesi Bassi.

Pure Campagna e Ferramonti di Tarsia in Italia.

A Mauthausen, campo di terza categoria (per i prigionieri non era previsto uscire vivi), furono deportati ungheresi, spagnoli, sovietici, francesi, belgi, olandesi, italiani. Con diversi sottocampi tra cui Gusen, Ebensee.

Nelle vicinanze del campo, una cava di granito, all’interno della quale i prigionieri erano costretti al lavoro forzato per la “Deutsche Erd-und Steinwerke GmbH”, una ditta di proprietà delle SS che produceva materiale da impiegare per la costruzione degli edifici monumentali.

Migliaia di italiani (il numero preciso non si conosce) vennero destinati ai terribili sottocampi di Gusen, Austria, ricordati come “il cimitero degli italiani”. Definito l’inferno degli inferni.

Vere e proprie gallerie sotterranee attraversano il territorio, si ipotizzano esperimenti nucleari dei nazisti. Nel 2013 le indagini fecero rilevare valori radioattivi molto elevati.

In queste gallerie decine di migliaia di prigionieri, russi, americani, scandinavi, inglesi,vennero annientati.

I deportati, al loro arrivo nei campi di concentramento, erano obbligati a indossare dei triangoli colorati sugli abiti, che qualificavano visivamente il tipo di «offesa» per la quale erano stati internati.

Il colore giallo, due triangoli sovrapposti a formare una stella di David, con la scritta Jude, marchiava gli Ebrei. Il rosso distingueva i dissidenti politici. Il rosso con al centro la lettera S indicava i repubblicani spagnoli. Il verde destinato ai criminali comuni.

Ai Testimoni di Geova era riservato il viola. Gli immigrati, eterni umani in movimento, erano ‘segnati’ dal blu. Il marrone era destinato agli zingari. Il nero etichettava soggetti antisociali e lesbiche. Il rosa, omosessuali maschi.

Nell’aria che avvolge questi templi dell’assurdo il vento riporta voci di bambini che domandano perché erano diventati nuvole. Nessuno invocava la Mamma. Il Padre, i Fratelli.

Scomparsi i triangoli colorati cuciti sugli abiti. Gli stessi abiti erano scomparsi.

Fu cancellata la vita. Solo nuvole. Nuvole che avvolgono quel luogo per costruire memoria perenne e cancellare quella macabra livella di morte.

Le differenze culturali, genetiche, etniche, religiose vennero azzerate, unite nel fumo che il vento disperdeva.

Memoria corta, quella umana.

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