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Tutti contro tutti, così si perde la guerra contro il Covid

Antonio Bianco

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Il Covid ha messo il dito nella piaga.         Manca una cabina di regia poiché le 20 piccole patrie, immortalate dalle Regioni, si contrappongono allo Stato: 21 competitori di una contesa senza vincitori. L’uguaglianza è una parola priva di valore che vede le Regioni meridionali svantaggiate rispetto a quelle del Nord. Più volte il Presidente della Repubblica Mattarella ha fatto cenno alle disuguaglianze, aggravate dalla pandemia, con il pericolo di rivolte incontrollate contro lo Stato. Più volte il Presidente ha fatto appello al senso di responsabilità smentita dai continui contrasti sorti in seno alla Conferenza Stato- Regioni. Queste ultime mirano a proteggere gli interessi dei propri territori, non tengono in nessun conto le condizioni generali del Paese e della disastrosa ricaduta socio-economica sugli strati sociali più fragili. La realtà è declinata secondo gli interessi dei propri grandi elettori, l’Unità e la coesione Nazionale solo un esercizio retorico che ci rimanda un Paese in avanzato stato di putrefazione.  

I vari DPCM, incluso l’ultimo, hanno messo in luce i contrasti insanabili sui provvedimenti adottati e differenziati, per ogni territorio, secondo i criteri definiti dal Comitato Tecnico Scientifico che valuta, tra i tanti parametri, l’andamento del contagio e la possibile saturazione delle terapie intensive e delle rianimazioni. Dati contestati con veemenza dalle Regioni che lamentano il mancato coinvolgimento nelle scelte fatte dal Governo.

Il continuo litigio di “tutti contro tutti” disorienta la gente che non ha gli strumenti tecnico-giuridici per comprendere le reali motivazioni, tutte racchiuse nella devastante riforma del titolo V della Costituzione. Alle Regioni sono stati assegnati poteri simili a quelli di uno Stato e non furono creati i pesi ed i contrappesi costituzionali per preservare l’Unità e la coesione Nazionale.

I Partiti dell’Arco Costituzionale sono consapevoli delle distorsioni prodotte dalla citata riforma, sono responsabili e complici della disfatta dello Stato Centrale che è impossibilitato ad affrontare la pandemia con manovre tempestive ed univoche proprio come se fossimo in tempo di guerra. Fatti scientemente taciuti dai Partiti presenti in Parlamento e dai media, proni rispetto al potere politico.

Occorre, ora e subito, riformare il titolo V della Costituzione, diversamente non sarà la pandemia a sopraffarci ma i contrasti insanabili tra le Istituzioni che generano incertezze e possono essere il lievito per la rivolta sociale che serpeggia nelle piazze.

Mattarella non può restare in silenzio, invii dei messaggi alle Camere affinché si rimetta in cantiere la riforma del titolo V e si mettano da parte i piccoli egoismi. Non basta richiamare l’Unità del Paese solo nel giorno della commemorazione del 4 novembre, va praticata realmente ogni giorno per ridare fiato alla voglia di comunità.

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