Mettiti in comunicazione con noi

Attualità

Test fai da te e Covid19

Federico Barbieri

Pubblicato

-

Ci ritroviamo a inseguire le notizie sui ritrovati che la scienza elabora, vaccini, test. Perché la scienza, la politica a ruota, si evolve e indica le modalità di ‘ricerca’ del positivo.

Il tampone positivo, questa icona del terrorismo rispetto alla quale il terrorismo islamico fa solo arrabbiare. Il tampone positivo fa paura.

Ma il tampone è positivo al 20esimo ciclo di amplificazione o al 37esimo (i cicli previsti sono 39)?

Al 20esimo è ‘’normale’’ l’isolamento, bisognerebbe, però, anche aiutare la persona a combattere l’infezione, oltre che isolarla. Nel secondo caso, il positivo ha probabilmente la traccia di materiale genetico del virus, non certo l’intero virus che è contagioso. Pertanto la persona non può essere considerata contagiosa! Non è giusto, non è opportuno mettere in clausura la persona.

In caso di carica virale alta, il test antigenico troverebbe le proteine virali e darebbe il risultato positivo. Chi ha deciso il test per la ricerca del contagio?

Le linee guida sono opera dell’O.M.S. ma ogni Stato, ogni Regione ha scelto peculiari metodi.

L’ultima moda o frontiera dei test per accertare il contagio da Coronavirus (alcuni abbiamo imparato a conoscerli e ne riparleremo più avanti) è il ‘’test fai da te’’.

Negli Stati Uniti, Paese che detiene record di contagi, la F.D.A.( Food and Drug Administration, Ente che regolamenta prodotti alimentari e farmaceutici) ha autorizzato il primo tampone ‘’fai da te’’ che si può fare a casa. Il test statunitense, ‘’Lucira’’ (nome dell’azienda che lo produce) può essere impiegato solo previa prescrizione medica. Costituito da un tampone, simile al cotton fioc, più piccolo di quelli utilizzati nelle cliniche e negli ospedali. Va strofinato per alcuni secondi all’interno delle narici e poi inserito in una fiala che contiene reagenti. Dà il risultato dopo 30 minuti.

In Italia, la Regione Veneto ha iniziato la sperimentazione di un tampone che si inserisce nella prima cavità delle narici, lo si gira 5 volte (!) in ciascuna narice, si infila in una provetta che contiene reagente. Successivamente si versano 4 gocce su una ‘’saponetta’’ e quasi subito dà il risultato: se compare una striscia vuol dire negativo, se compaiono due strisce, si è positivi al coronavirus.

Il test ‘fai da te’ non è al momento commercializzabile, il Ministero della sanità non ha autorizzato l’utilizzo perché dev’essere testato su larga scala.

C’è chi spinge l’uso dei test rapidi a tappeto, sebbene siano meno affidabili de tamponi molecolari, perché ritenuti capaci di mettere fine alla pandemia di Covid-19 in sei settimane. Tra coloro che mostrano interesse ai test rapidi ci sono i ricercatori dell’Università di Harvard in collaborazione con l’Università del Colorado. Secondo un loro studio, uno screening efficace dipende dalla frequenza di test e dalla velocità di segnalazione dei casi positivi.

L’applicazione di test rapidi ogni tre giorni ridurrebbe, a loro dire, di circa il 90% il numero di contagi. Il test antigenico rapido ha un altro vantaggio: il costo ridotto e la velocità del risultato. I tamponi molecolari richiedono giorni perché ricercano il genoma del coronavirus. Il test rapido rivela la presenza di proteine di superficie del virus, chiamate appunto antigeni.

I ricercatori, credo tutti, ipotizzano che se metà della popolazione venisse testata ogni settimana, coloro che risultano positivi verrebbero isolati, impedendo il contagio.

In Italia, il Ministero della Salute ha disposto che le Regioni possono prevedere, nell’ambito degli accordi integrativi regionali (AIR), forme di adesione dei medici all’esecuzione del tampone al domicilio del paziente.

Ovviamente i Medici di Medicina Generale, e i Pediatri di Libera Scelta, eseguono i test antigenici orali ai propri assistiti, tenendo ben presente i contatti stretti asintomatici individuati, i casi sospetti di contatto con asintomatico, contatti stretti asintomatici allo scadere dei 10 giorni di isolamento (identificati in base a una lista trasmessa dal Dipartimento di Prevenzione al medico).

La fornitura dei test antigenici rapidi ai Medici è assicurata dal Commissario per l’emergenza Covid-19 unitamente ai necessari dispositivi di protezione individuale (mascherine, visiere e camici), secondo le modalità comunicate dalla Regione.

Riparliamo, per opportuna memoria collettiva, dei test disponibili attualmente.

Test molecolari (tamponi oro-faringei) che rilevano materiale (RNA) del virus.

Test antigenici rapidi (tampone oro-faringeo, salivare), evidenziano rapidamente, appunto, componenti del virus, chiamati antigeni.

Test sierologici che rilevano eventuale esposizione e la presenza di anticorpi contro il virus ma non possono accertare se l’infezione è in atto.

Veniamo ai costi del test rapido. C’è una vasta scelta: la confezione da 20 test costa 320 euro (16 euro cadauno).

La confezione da 5 test 99 euro. La confezione da 10 test costa 159 euro.

Le farmacie della Regione Lazio potranno eseguire i test antigenici rapidi, in forza di un accordo stipulato i primi di novembre. Ufficialmente per decongestionare le strutture pubbliche e private e per ampliare l’offerta ai cittadini. Non occorre la prescrizione del medico curante.

Il prezzo è calmierato dalla Regione Lazio: 22 euro il tampone rapido, 20 euro il test sierologico. Dopo dieci minuti, il risultato della eventuale positività e provvederà la farmacia a trasmettere l’esito all’Istituto Sanitario Regionale.

In Lombardia il test molecolare deve essere prenotato nei punti di prelievo ufficiali. Vale esclusivamente per coloro che non mostrano sintomi. Coloro che risultano positivi nulla dovranno pagare, il test è a carico del Servizio Sanitario Regionale. Sarà a carico del cittadino se risulterà negativo e il costo è di 70 euro oltre a 15 euro per il prelievo.

Fa notizia, riportata dall’ANSA, un imprenditore milanese che acquista i test da importatori e li rivende a 35 euro l’uno. Test prodotti in Cina e confezionati in Francia e registrati al Ministero della Salute. Nel bugiardino delle confezioni si legge ‘’test diagnostico in vitro sensibile al 96,6%’’. 

Ricordiamo che la circolare del Ministero della Salute n. 16106 del 9 maggio 2020 raccomandava una specificità non inferiore al 95% e una sensibilità non inferiore al 90%, al fine di ridurre il numero di risultati falsi positivi e falsi negativi.

L’Istituto Mayer di Firenze ha messo a punto un tampone nasale, fai da te, denominato ‘’Uffa!’’ e lo ha somministrato al personale interno. Ha già superato la prima fase di sperimentazione. Il vero ‘’fai da te’’ è soltanto il prelievo; l’analisi viene effettuato in laboratori.

Il test promosso dal Governatore della Regione Veneto, Zaia, costerà circa 3 euro quando sarà autorizzata la commercializzazione. Il risultato del test verrà comunicato, tramite un’applicazione sul cellulare, al Sistema Sanitario Regionale, dal cittadino che ha eseguito il test.

In Campania viene realizzato un tampone “fai da te” dall’azienda di recente costituzione Testami in collaborazione con il centro ricerca Biogem di Ariano Irpino (AV). Il prelievo sarà fai da te ma, al pari di quello del Mayer, presuppone l’invio del campione a laboratori accreditati al sistema regionale.

Un bel po’ di economia, no?

Attualità

MARAIA(M5S): INTERPELLANZA URGENTE SU AUTOSTRADE E PONTE MORANDI!

redazione

Pubblicato

-

Oggi ho presentato un’interpellanza urgente,insieme alla collega commissione Trasporti Carmela Grippa,al (altro…)

Continua a leggere

Attualità

Emergenza Covid in Irpinia-79 persone positive in provincia, 16 casi ad Avellino

redazione

Pubblicato

-

L’Azienda Sanitaria Locale comunica su 1.337 tamponi effettuati sono risultate positive al COVID 79 persone: (altro…)

Continua a leggere

Attualità

“Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, una seduta di Consiglio Provinciale allargata alla presenza di tutti i sindaci”. L’iniziativa del presidente Biancardi

redazione

Pubblicato

-

L’attività dell’amministrazione provinciale per redigere una proposta complessiva dell’Irpinia per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prosegue senza sosta. L’ente ha costituito un servizio specifico per le Politiche Europee. Dallo scorso 17 febbraio, sta raccogliendo l’adesione e i progetti dei singoli Comuni che sono stati invitati a partecipare. Questo percorso fa seguito alla fase d’ascolto promossa dal presidente Domenico Biancardi nei mesi scorsi. Agli uffici della Provincia sono anche arrivate proposte da parte di associazioni ed Enti Parco. Di pari passo, sta andando avanti il lavoro di approfondimento da parte dello stesso presidente Biancardi, con i consiglieri provinciali e i tecnici. (altro…)

Continua a leggere

Più letti