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PANDEMIA COVID – I VACCINI E LA PAURA

Federico Barbieri

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In Italia le dosi di vaccino consegnate sono 7.207.990, le dosi somministrate 6.287.009, le persone vaccinate 1.883.632 (il 3,6% della popolazione). Vale a dire: 10.541,3 ogni 100 mila persone.

In Campania 581.315 dosi consegnate; 556.633 le dosi somministrate; 177.276 le persone vaccinate. In percentuale 9.744,2 persone ogni 100 mila abitanti.

Il Coronavirus ha fatto sparire un pezzo di Sanità: rispetto a un anno fa sono saltate una diagnosi su dieci, un terzo delle visite specialistiche e un quarto delle richieste di esami diagnostici. Come uno tsunami prima il prolungato lockdown e poi la paura di contagiarsi ha spinto milioni di italiani a non curarsi. Le malattie potrebbero aggravarsi e le diagnosi arrivare tardi.

Nel marzo 2020 erano state le mascherine a diventare improvvisamente il simbolo del declino dell’Occidente. Difficile dimenticare l’immagine di funzionari/ministri piuttosto che capi di governo europei in attesa dei cargo con il prezioso carico di materiali per difendersi dal Covid-19.

In questo primo scorcio del 2021, il vaccino è assurto a unità di misura della potenza geopolitica. Chi lo sviluppa, chi lo produce, chi lo acquista. Chi è truffato.

Dopo la prima dose dei vaccini in corso di somministrazione contro il SARS-CoV-2, i fastidi potenzialmente connessi alla seconda iniezione: brividi, qualche linea di febbre, mal di testa, nausea, dolore al braccio. Fenomeni,passeggeri e senza conseguenze, ai quali sembrano più esposti i giovani. I ricercatori non sono sorpresi da questi effetti. L’organismo impara a riconoscere il coronavirus come nemico, quindi ha una spinta finalizzata a garantire una protezione maggiore e più duratura.

Sempre che il vaccino non si riveli inutile rispetto alle ‘’varianti’’.

Sentiamo parlare di rapporto beneficio/rischio.

Le informazioni contraddittorie di un anno fa si ripetono sul marchio dei vaccini, ‘autorizzati’ o autorizzabili. La stampa, oltre a informare, amplifica sin quasi a demolire posizioni.

Immaginiamo coloro che hanno ricevuto la convocazione a vaccinarsi: i timori, la non-scelta di questo o quel vaccino.

Tiene banco, in queste ultime ore, il vaccino AstraZeneca e gli effetti collaterali.

Non ribadiamo i casi di decesso a seguito somministrazione. Preferiamo attendere l’esito delle indagini, anche autoptiche, per conoscere la /le causa/e. Su oltre 5 milioni di dosi AstraZeneca, i casi in cui si sono registrati effetti gravi risultano essere 30.

Nel Regno Unito 23 milioni di dosi somministrate, 375 decessi.

Gli specialisti dichiarano che gli effetti, in generale, riscontrati sinora nelle persone vaccinate, rientrano tra quelli osservati negli studi clinici. L’organismo umano, ci è dato sapere, ha enorme variabilità individuale nel rispondere a stimoli infiammatori.

Nella maggioranza dei vaccinati (la seconda è prevista dopo 80 giorni) i fenomeni riscontrati più frequentemente sono: astenia, lieve indolenzimento nel punto di inoculazione, cefalea, modico rialzo febbrile e spossatezza.  E’ l’unico al momento a evitare, nel 100% dei casi, forme gravi di Covid, ospedalizzazioni e potenzialmente morte.

Il lotto AstraZeneca ‘’in discussione’’ è siglato ABV2856. Ne è stato disposto il ritiro. Anche in Campania è stato utilizzato: nessun evento avverso risulta registrato.

Va detto che la fornitura sotto esame e sospesa in alcuni Paesi Ue, è diversa da quella italiana; ha codice ABV5300, che potrebbe essere collegata ma ancora non si sa come, alle morti e alle reazioni avverse sospette. E’ stata distribuita in 17 Stati, non in Italia (pare..).

Tra coloro che hanno ricevuto i vaccini Pfizer e Moderna, un terzo (circa) ha manifestato dolori muscolari e/o febbre ma si è trattato di sintomi di breve durata, variabili da soggetto a soggetto.

La Sapienza di Roma e il Policlinico Umberto I sono impegnati nel monitoraggio clinico e immunologico di tutti i soggetti sottoposti a vaccinazione anti-SARS-CoV-2. Vengono studiati circa diecimila soggetti con lo scopo di valutare la risposta anticorpale nei vaccinati e di analizzare le associazioni del tipo di risposta con variabili importanti come l’età, il sesso, la presenza di comorbilità o comorbidità(coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo) e le condizioni socioeconomiche.

Verranno registrati gli eventi avversi dopo la vaccinazione. Lo scopo è valutare in tutti i soggetti la quantità e qualità della risposta immunitaria anti-Spike indotta dalla vaccinazione e di seguire contemporaneamente la dinamica dell’eventuale infezione e l’efficacia protettiva del vaccino. Tutti i soggetti verranno valutati anche a distanza di 6 e 12 mesi dall’inizio della vaccinazione.

L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione, si occuperà, nel caso di infezione dopo vaccinazione, della ricerca delle possibili varianti virali.

In questa prima fase di utilizzo vaccini contro il Coronavirus, ricordiamo le ridotte quantità di dosi fornite all’Italia, alla Campania. Talmente ridotte da far temere la terza ondata, la quarta, quasi avessimo a che fare con talebani arrabbiati!

Un ricercatore che si occupa di accesso ai farmaci ha spiegato che i giganti farmaceutici sono in ritardo. Nella corsa al vaccino contro il Coronavirus sono stati battuti sul tempo da aziende di biotecnologia come Moderna e BioNTech. E questo ha avuto un impatto notevole sulla quantità di dosi immediatamente disponibili.

I tre maggiori produttori di vaccini al mondo sono GlaxoSmithKline, Merck e Sanofi. La Merck (New Jersey), ha recentemente deciso di abbandonare completamente il suo programma di sviluppo del vaccino. La francese Sanofi e la britannica GSK devono rifare una fase di sperimentazione, dopo un errore nel dosaggio. Viene definito il più grande fallimento nel modello di business del settore di dare la priorità alle esigenze di salute pubblica».

Le tre aziende, insieme a Pfizer, nel 2020 hanno dominato il mercato dei vaccini, con quelli per influenza, polmonite, HPV e fuoco di Sant’Antonio. Nello stesso anno, non appena è scoppiata la pandemia, hanno investito in ricerca per produrre un vaccino contro il Covid-19.

Ma al momento solo Pfizer c’è riuscita, e lo ha fatto grazie alla partnership con la tedesca BioNTech che – al pari di Moderna e Novavax– non è una big del mondo farmaceutico, ma un’azienda che si occupa di biotecnologie.

Pfizer, grazie a BioNTech, è riuscita a non perdere il treno del vaccino più importante degli ultimi anni. E quest’anno triplicherà le sue entrate alla voce vaccini. Così per le altre aziende biotecnologiche. Con sbalzi in alto in Borsa.

La tecnologia ha consentito di utilizzare l’RNA messaggero (o mRNA), senza inoculare un virus. E’ la prima volta che si parla di vaccino a mRNA; la pandemia ha cambiato tutto, anche i tempi di verifica.

Il vaccino Sanofi/GSK (del quale l’Italia aveva opzionato 40 milioni di dosi) è invece in ritardo di circa sei mesi sulla tabella di marcia, dopo che ai partecipanti al trial clinico è stata erroneamente somministrata una dose meno concentrata.

Al di là di come andrà a finire questa storia, che comunque sembra solo all’inizio, il mercato dei vaccini sta andando verso una nuova fase, in cui la tecnologia mRNA sembra pronta a prendersi la scena. Anche i big farmaceutici se ne sono accorti, intensificando le loro collaborazioni con aziende biotecnologiche o investendo in biotecnologia. Sanofi ha ampliato la sua partnership con Translate Bio, GSK con la biotech tedesca CureVac: in entrambi i casi c’è l’idea di produrre un vaccino a RNA messaggero che combatta il Covid-19. E allora è molto probabile che nel 2022 i vaccini a mRNAcontro il Coronavirus e le sue varianti siano i più diffusi. E la carenza di dosi potrebbe essere solo un ricordo. Ma molto in là nel tempo..

Si è parlato, negli ultimi giorni del vaccinoGRAd-COV2 (definito ‘italiano’) della ReiThera. Azienda italo-svizzera. Un vaccino in fase di sperimentazione, vaccino ‘’sicuro’’ e che induce una risposta immunitaria robusta. Questo emerge dai dati della fase 1 della sperimentazione clinica. Basta una sola dose. Si basa su un adenovirus di gorilla, costruito in modo da non replicarsi nell’organismo. Serve da vettore, ‘’trasporta’’ una sequenza di codice genetico che provoca la reazione del nostro sistema immunitario e lo spinge a sviluppare degli anticorpi.

Qualche giorno fa abbiamo telefonato al numero 0825-203960, Ospedale Moscati di Avellino, per comunicare la volontà di partecipare alla sperimentazione del vaccino ReiThera. Si è in attesa di contatto.

Anche AstraZeneca utilizza adenovirus di scimpanzé.

Questi adenovirus offrono il vantaggio che il nostro sistema immunitario non li riconosce subito e quindi il vaccino ha il tempo di fare il suo lavoro. Anche il vaccino Jansen (cioè Johnson&Johnson) è preannunciato in dose unica.

Abbiamo dimenticato gli effetti delle influenze stagionali e dei vaccini. Abbiamo dimenticato di vivere. Ce la faremo?

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Ad Avellino vaccinarsi diventa un’impresa: racconto breve di un lungo calvario

Floriana Mastandrea

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Errico Bonito, già sindaco di Montefusco (AV), ha inviato una lettera al Capo Gabinetto del Presidente della Regione Campania per denunciare la situazione da incubo a cui ha assistito personalmente.                                                                                                                                                                                                            In qualità di accompagnatore di un parente prossimo chiamato per la vaccinazione contro il Covid, Errico Bonito è stato testimone oculare di una giornata da incubo svoltasi tra Avellino e Montoro e ce l’ha raccontata: “Stamane (22 aprile 2021), prima delle 9, presso il Campo Coni di Avellino allestito come centro vaccinale, si è presentato un gruppo di circa una ventina di persone, contattate dalla Asl tramite messaggio soltanto ieri sera alle 21. Tra queste, oltre ad alcuni operatori sanitari, c’erano anche persone fragili.Invitate ad entrare con chiamate in base all’elenco, dopo circa mezz’ora, con un avviso attraverso megafono, è stato chiesto loro spostarsi nella vicina Montoro, senza spiegarneil motivo. Alcune erano senza mezzo proprio e così si sono organizzate alla meglio con chi era venuto in macchina, per percorrere i circa 15 chilometri che distanziano Avellino da Montoro. Raggiunta l’angusta sede di Montoro destinata alla vaccinazione, appena arrivate hanno ricevuto un contrordine: qui non siete in elenco, abbiamo soltanto 108 vaccini inviatici dalla Asl in base all’elenco e per voi non ci sono i vaccini, dovete ritornare ad Avellino!
Sbigottiti, gli sfortunati pazienti rassegnati al calvario, si stavano riorganizzando per tornare ad Avellino, qualcuno era persino già ripartito, quando ecco di nuovo il contrordine: i vaccini ci sono, tornate indietro! Increduli e decisi ad andare fino in fondo per tentare di riuscire ad ottenere l’agognato vaccino, hanno pazientemente atteso davanti a quella sede senza spazi e sedie, in piedi sotto la pioggia e senza poter osservare un adeguato distanziamento, finché finalmente non hanno ottenuto la loro dose di vaccino. E questa odissea è terminata solointorno alle 16, dopo un’attesa lunga un’intera giornata:possibile non si riesca a organizzare un servizio di vaccinazione efficiente? Possibile non si riescano a scaglionare le persone dando loro appuntamenti più precisi ed evitando così attese estenuanti? Perché non si pubblicano gli elenchi di coloro che devono essere vaccinati? Come si giustificano i dirigenti della Asl di Avellino? (altro…)

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Emergenza Covid in Irpinia – 74 persone positive in provincia, 12 casi ad Avellino,6 a Serino

redazione

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L’Azienda Sanitaria Locale comunica su 1.222 tamponi effettuati sono risultate positive al COVID  74 persone:

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I sindaci dei Comuni meridionali il 25 aprile in Piazza Plebiscito a Napoli: l’Italia ci tratta da stranieri

Antonio Bianco

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I numerosi sindaci dei Comuni meridionali con la fascia tricolore manifesteranno il 25 aprile alle ore 12 in piazza Plebiscito, a Napoli, per protestare contro lo scippo del 68% del Recovery Fund destinato al Sud dall’UE e con i comitati, le associazioni grideranno all’unisono: 68% dei fondi o un nuovo ’68. Le dichiarazioni della Carfagna in Parlamento lasciano poco spazio alle illusioni, i denari da spendere nel Meridione non supereranno il 40% del fondo, né si intravedono interventi tali da ridurre il gap infrastrutturale tra le due macro aree del Paese. La data scelta è carica di simbolismi, si festeggia la liberazione dalla dittatura e dalle leggi razziali con la rinata Unità nazionale di tutte le forze che hanno combattuto il fascismo. Unità che ora è solo un vuoto simulacro infarcito di belle parole, una ricorrenza che mette in risalto la geografia di una Nazione divisa,scarsamente solidale e rinchiusa nelle logiche delle 20 piccole patrie, in contesa fra di loro e con lo Stato Centrale. Uno Stato arlecchino, senza spina dorsale che eroga i diritti di cittadinanza a geometria variabile e li riconosce solo alle Regioni ricche, disinteressandosi di quelle più poverepresenti nell’Italia meridionale. I sindaci porteranno in piazza la voce di 21 milioni di cittadini meridionali ai quali sono negati i diritti fondamentali disciplinati dalla costituzionale quali gli asili, l’alta velocità, il trasporto pubblico locale. Persone costrette a migrare per trovare lavoro e potersi curare, trattati da stranieri in Patria. Nei Comuni siciliani di Castelbuono, di Naro, di Polizzi Generosa, di Acquaviva delle Fonti stanotte si occuperanno le aule consiliari e si dormirà nei sacchi a pelo quale protesta contro le decisioni del Governo di ridurre i fondi per il sud.

Il Recovery Fund è una golosa opportunità per l’Italia ed una necessità per il Meridione per rimettere in gioco le sue grandi potenzialità economiche e trasformarlo neltrampolino di lancio del Paese e di tutta l’eurozona,piattaforma ideale verso gli scambi commerciali con l’Asia e l’Africa. Territorio scientemente trascurato dai Governi e dai Partiti presenti in Parlamento, convertiti alla teoria proposta da Guido Tabellini, già rettore della Bocconi: per far correre Milano occorre rallentare Napoli. Tesi inaccettabile in un Paese, almeno sulla carta, unitario con un governo che si professa di unità nazionale che dovrebbe, come il buon padre di famiglia, prestare massima attenzione al Sud, area sottosviluppata, con un reddito pro-capite che è la metà di quello del Nord.

I sindaci che scenderanno in piazza a Napoli sono la punta avanzata di una rivoluzione in atto che dal basso monterà e travolgerà il mantra, logoro e bisunto, della locomotiva del Nord che traina i vagoncini del Sud. Ora e subito il Governo Draghi deve cambiare strategia rimettendo al centro dell’agenda politica la Questione Meridionale, mai seriamente affrontata e risolta. Occorre dare senso compiuto alla festa del 25 aprile che dovrà incarnare la liberazione dai pregiudizi a sfondo razziale nei confronti dei Meridionali, cittadini italiani come quelli del Nord. Se mancherà questa operazione si rischia la rivolta sociale, ancor di più, oggi, con la pandemia che spezza le gambe, diversamente monterà il mal contento al grido: il 68% del fondo o un nuovo 68. Dio ci salvi dalla balcanizzazione del Paese.

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