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La ricerca scientifica non si è fermata durante la pandemia.

Federico Barbieri

Pubblicato

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Il lavoro dei ricercatori ha prodotto la scoperta, importante per la ricerca di nuove ed efficaci ‘armi’ contro forme tumorali, della strategia messa in atto dalle cellule tumorali per rendersi inattaccabili da parte del nostro sistema immunitario.

Gli esperti di guerre in fondo applicano lo stesso procedimento: emettere un segnale di disturbo per impedire di essere individuati!

Così avviene nell’organismo umano: molti tumori producono segnali di disturbo per interferire nelle comunicazioni del sistema immunitario. I ricercatori hanno disattivato il segnale nei topi, permettendo l’azione del sistema immunitario, riducendo in maniera netta l’estensione del tumore e in molti casi lo ha eradicato.

Lo studio, effettuato dall’Università di Yale, è stato pubblicato su ‘Nature’, dove è presente un secondo studio effettuato da un altro gruppo di ricerca internazionale che ha ricostruito la catena di mutazioni che porta al tumore dopo l’esposizione ad agenti chimici dannosi come il fumo.

Il segnale di disturbo.
La ricerca di Yale, coordinata dall’immunobiologo Aaron Ring, ha dimostrato che in diversi tumori sono presenti elevate quantità della proteina IL-18BP, che interferisce nei confronti del sistema immunitario. In particolare inattiva una molecola infiammatoria, chiamata interleuchina 18, impedendole di mobilitare la risposta immunitaria. In questa scoperta forse la spiegazione del motivo del fallimento dell’utilizzo, nelle sperimentazioni cliniche, dell’interleuchina 18 come terapia anti-cancro.

I ricercatori hanno prodotto milioni di varianti di interleuchina 18, fino a trovarne una capace di non farsi bloccare dalla proteina IL-18BP. Hanno somministrato l’interleuchina modificata a topi con diversi tipi di cancro, anche resistenti all’immunoterapia convenzionale. Hanno constato una drastica riduzione della crescita dei tumori, in molti casi sono del tutto spariti.

Questi risultati spingono i ricercatori a cominciare i primi test clinici sull’uomo entro il prossimo anno.

La reazione provocata dagli agenti chimici.
L’altro studio, come detto già pubblicato su Nature, coordinato dalle università di Edimburgo e Cambridge, ha esaminato centinaia di tumori del fegato nei topi. I ricercatori hanno scoperto che le lesioni del Dna provocate da agenti chimici non vengono eliminate immediatamente, ma vengono mantenute durante la divisione cellulare e trasmesse alle cellule figlie. I due filamenti del Dna, che presentano diverse lesioni, vengono separati a ogni divisione, producendo due cellule figlie con mutazioni differenti.
In questo modo, generazione dopo generazione, le lesioni finiscono per produrre nuove combinazioni di mutazioni, aumentando la probabilità di trovare quelle ideali per lo sviluppo del tumore. In questo potrebbe trovarsi la facoltà delle cellule tumorali di reagire velocemente a ogni attacco, diventando resistenti ai farmaci e adattandosi ad altri tessuti. Generando metastasi.

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