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Il capo della Confindustria Bonomi: “mano libera alle imprese di licenziare“

Antonio Bianco

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Il capo della Confindustria Bonomi al meeting di Comunione e Liberazione carica a testa bassa il governo. Reputa punitivo per le imprese il decreto del ministro Orlando sulle delocalizzazioni degli impianti ed il licenziamento degli operai. Il governo, pur di accontentare Bonomi, ha eliminato dal provvedimento la multa del 2% sul fatturato dell’ultimo anno e l’inserimento delle aziende in una black list che escluderebbe  la possibilità di ricevere per tre anni finanziamenti. Non contento, Bonomi contesta ulteriormente le nuove modalità dei licenziamenti degli operai che porrebbero lacci e lacciuoli alle aziende con almeno 250 dipendenti. La procedura pensata da Orlando tende a salvaguardare i posti di lavoro, limitando la possibilità di licenziare ad horas e la produttività con il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo e del Lavoro, della Regione dove è localizzata  l’azienda e dei sindacati. Siglato l’accordo,l’azienda, entro tre mesi, deve mettere in piedi un piano che preservi i posti di lavoro e la riqualificazione del personale. Diversamente non potrà ricevere per cinque anni sovvenzioni o contributi. Prima Bonomi riteneva eccessivi i sussidi dati a pioggia, ora si lamenta del fatto che questi possano essere ridotti. Forse dimentica che la sede fiorentina della multinazionale Gkn di Campi Bisenzio,leader internazionale nei sistemi di guida del settore automobilistico, movimento terra, macchine agricole ed aereospaziale, a luglio ha licenziato i 442 operai via mail dopo  aver ricevuto finanziamenti per 3 miliardi di euro.Senza dimenticare il licenziamento dei 334 operai della multinazionale Whirpool con sede in Napoli che vorrebbe lasciare il nostro Paese in cerca dei paradisi fiscali che garantirebbero massima redditività e basso costo della mano d’opera. Non possiamo accettare che il governo si inchini ai diktat della Confindustria, mantenere e creare posti di lavoro è la priorità del governo. Non è condivisibile la scelta di lasciare mano libera alle aziende di licenziare i propri dipendenti, fatto incomprensibile dal momento in cui è in atto la ripresa economica. Va consolidato il rapporto di fiducia e collaborazione fra la parte datoriale, i sindacati, le maestranze e lo Stato. Diversamente l’ultimo trimestre dell’anno riserverà scioperi che metteranno in serio pericolo la ripresa economica ed i suoi benefici effetti sui conti pubblici.

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