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I test, tra ricerca di opportunità di uguaglianza, salute e lucro: cerchiamo di fare chiarezza

Federico Barbieri

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‘’Nessun barone, qual ne fosse la ragione, movesse guerra all’altro, o si attentasse di proteggere ladri e malfattori

di ogni maniera, che anzi qualora ne vivessero nei loro Stati, dovevano consegnarli ai magistrati incaricati. Che nessuno osasse appropriarsi dei beni degli arcivescovi, di vescovi e di qualunque chierico o monastero, o di molestare o far molestare gli operai, gli agricoltori, i pellegrini, i mercanti e qualsiasi altra persona.” Era la visione del mondo di Ruggero II d’Altavilla, a 10 anni già conte di Sicilia e a 17 anni re, intento a creare un forte e rinnovato Stato unito nel Sud. Il richiamo al grande principe, perché Ariano Irpino, Zona rossa, lega la sua storia a Ruggero II. Credo che la sua granitica certezza, rapportata al contesto di oggi, non avrebbe impedito domande come: cos’è il test? Fa male? Sono costretto a fare il test? E dove? In Ospedale non vado, nemmeno se mi pagano.Posso acquistarlo e farlo a casa? E quanto costa? Quanto mi costerebbe? Proprio le domande che i lettori del nostro giornale hanno rivolto a noi che cercheremo, perciò, di offrire chiarezza d’informazione. Su scala mondiale, dotati di marchio CE, si trovano in commercio più di 120 kit di test, per lo più prodotti in Cina: se ne producono anche in Italia, come abbiamo informato gli amici lettori nei precedenti servizi. A cosa serve il test? Va distinto il test da sangue capillare (puntura su polpastrello di un dito) dal test con prelievo di sangue venoso da analizzare quindi, in laboratorio. Obiettivo: la ricerca di anticorpi IGG (attestano infezioni passate) e anticorpi IGM (attestano infezioni presenti). I test sierologici veloci (rapidi) con il recupero di sangue capillare costano tra i 5 e i 6 euro e il prezzo sale a 15-20 euro, se si conta anche l’apparecchio portatile, che legge i risultati in pochi minuti. All’inizio di marzo, in piena tempesta virulenta in Lombardia, Marino Marchisio, biologo gestore della Dapro di Sesto San Giovani, mise all’opera i dipendenti per realizzare un test sierologico basato sul metodo Elisa (Enzyme-linked immuno sorbent assay),un test che rileva, con una precisione molto elevata, ma inferiore al 100%, se una persona è, o è stata in contatto con Sars-CoV-2. Ha venduto molti kit in Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia, Brasile e Iran, ma solo una piccola parte in Italia, “perché non c’è riscontro commerciale’’. Il costo di produzione del kit, dichiarato, varia da 2,5 a 5 euro, più il margine lordo dell’azienda non superiore al 20%, quindi da 3 a 6 euro.il materiale più avanzato per capire se una persona ha anticorpi contro il coronavirus costa, ai cancelli della fabbrica, sei o sette centesimi di euro. In commercio si trovano test da sangue capillare dal costo di 10 euro circa, ma non vendibili al cittadino, da affidare a un professionista sanitario (medico o Infermiere) eventualmente da compensare. Nei vari passaggi che il test impiega, meglio, impiegherebbe, per giungere sino al cittadino, giunge alla somma di circa 40 euro. Ci sono cliniche che forniscono il servizio: secondo un’indagine effettuata dal Corriere della Sera, il prezzo che richiedono, oscilla da 30 a 150 euro. La questione dei test sierologici in Italia è la solita storia di diseguaglianze e di cliniche che approfittano della lentezza (se non latitanza) dello Stato, della burocrazia, della situazione del sistema della sanità e dell’autonomia delle regioni. E ogni regione segue una direzione. Abbiamo letto e sentito dichiarazioni pubbliche di test da fare in tutta la penisola, gestiti dalla Protezione civile, che ha emesso apposito bando. Ad aggiudicarsi la fornitura di 300.000 kit, tra 72 concorrenti, è stata la statunitense Abbott, la quale aveva (prima) offerto gratuitamente i 150mila kit e altri 150 mila a pagamento, se la fornitura sarà estesa a scelta del Commissario, come previsto dal bando prima della gara. I kit della Protezione civile forniti dalla americana Abbott, aggiudicataria della gara di fornitura, ancora non sono disponibili e una prima verifica nelle quattro regioni, fa intravedere una giungla di prezzi, qualità e condizioni diverse. Lazio, Liguria, Emilia-Romagna e Veneto hanno autorizzato le procedure per la cittadinanza. Nella Regione Lazio, i test sierologici sono partiti il 5 maggio per 300mila tra operatori sanitari, farmacisti, Rsa e forze dell’ordine. L’adesione è volontaria. La Regione ha imposto un limite di prezzo per l’esecuzione del test sierologico con prelievo venoso fissato a 45 euro, il test rapido da sangue capillare invece è ancora più economico ed è possibile effettuarlo per soli 20 euro. I test sierologici veloci (rapidi) costano tra i 5 e i 6 euro e il prezzo sale a 15-20 euro se si conta anche l’apparecchio portatile che li legge nell’arco di pochi minuti. Solo in Emilia-Romagna i laboratori chiedono una prescrizione medica; la Fondazione Iret di Bologna, uno dei centri accreditati, chiede «tra 30 e 40 euro» per i test di migliore qualità. Sempre più intricata la giungla dei prezzi. La Casa della Salute di Genova, ha chiesto 60 euro per la prova Igg e Igm, mentre Altamedica di Roma chiedeva per lo stesso servizio 100 euro, o 150 euro, a domicilio. La Paramedica di Padova offre i test di migliore qualità con prelievo di sangue a domicilio per 55 euro. In Toscana si useranno circa 400mila test della Diesse Diagnostica Senese in collaborazione con laboratori privati. La Regione Lombardia si è affidata ai test (circa 500mila) che Diasorin ha sviluppato insieme al San Matteo di Pavia, consentendone l’elaborazione solo alle strutture pubbliche, ma sta lavorando a un protocollo per dare il via libera alle campagne epidemiologiche nei laboratori privati accreditati, data l’enorme richiesta da parte dei cittadini. L’Emilia-Romagna prevede di far fare 300mila test, la Campania 350mila. Comunque, a seconda delle tipologie, ognuno di questi test costa alle Regioni tra i 4 e i 12 euro (i test rapidi arrivano fino a 9 euro). Il vice direttore del Fatto Quotidiano, Marco Lillo, ha acquistato on line dal Belgio una scatola di 40 kit a 190 euro più Iva e spedizione con il corriere, quindi 5 euro più Iva ogni kit. Nei laboratori privati il costo varia dai 25 (per quelli rapidi) o 35(per Chlia o Elisa)ai 50 euro. Su internet si trovano anche test in vendita sopra i 100 euro. Oltre alla componente economica (non tutti possono accedere, non tutti possono permettersi il costo per i test più sicuri) c’èun limite di procedura. Se accedendo a un laboratorio privato si scopre di essere positivo alle IgM o alle IgG (e quindi di essere contagioso), non esiste obbligo di comunicazione alla Asl (che ignorerebbe chi è immune), né c’è un protocollo preciso da seguire, magari con la previsione di un tampone, che invece, sarebbe necessario. Il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la difesa dell’Ambiente e la Tutela dei diritti di Utenti e Consumatori) nei giorni scorsi, aveva denunciato la vendita dei test sierologici a prezzi che oscillavano tra i 130 e i 150 euro, fino ai 600 euro chiesti da alcune cliniche private. L’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha formalmente chiesto informazioni ad alcune cliniche private e laboratori di analisi di Roma. Le strutture finite nel mirino dell’Antitrust avevano pubblicizzato l’offerta di test sierologici sul Covid-19 a prezzi considerati esorbitanti. Perché tutto questa darsi da fare? Semplice: la fase 2 abbisogna di prove e quindi il tutto si traduce in occasione di lucro.L’Antitrust ha richiesto la tipologia di test eseguiti, le modalità con cui i clienti sono informati su limiti e caratteristiche dei test e infine i prezzi per i quali vengono effettuati. Se l’Antitrust accerterà illeciti nei listini dei test praticati al pubblico, tutti i laboratori dovranno restituire quanto versato dai cittadini che si sono sottoposti agli esami. Ce la faremo?..

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Antonio Bianco sul voto alle regionali “De Luca : ti piace vincere facile”

Antonio Bianco

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Una valanga di voti consente a De Luca di governare per altri 5 anni la Campania, quasi il 70% degli elettori ha gradito il suo operato mentre la partecipazione al voto è stata del 55% degli aventi diritto. La sua fama di giullare unita alle 15 liste collegate hanno reso la partita senza storia e, parafrasando una nota pubblicità, potremmo dire:De Luca ti piace vincere facile. Forse sorgeranno deiproblemi nella ripartizione degli incarichi, sicuramente troverà la giusta soluzione individuando la poltrona nel sottobosco degli enti regionali. È innegabile che il Covid 19 ha offerto a De Luca un assist alla Pirlo ed ha messo la sordina a chi, prima del lockdown, non voleva riconfermarlo come candidato alla presidenza della Regione. Molti hannostorto il naso sul fiume di denaro elargito ai cittadini Campani, in altri tempi sarebbe stato considerato un voto di scambio. Invece è stata una risposta tempestiva ai bisognireali innescati dalla Pandemia che ha azzerato il reddito dei lavoratori e delle imprese a causa del prolungato lockdown. I problemi non possono essere affrontati con pannicelli caldi. In Campania il 40% della popolazione è a rischio povertà, mentre più del 20% delle famiglie vivono di lavoro precario, sottopagato senza alcuna tutela. Nei cinque anni di governo di De Luca i diritti di cittadinanza non sono affatto migliorati. Siamo il territorio più povero dell’intera Europacon il reddito pro-capite che è la metà di quello del Nord. La disoccupazione, in particolar modo quella femminile, è a livelli inaccettabili e provoca la fuga dei giovani laureati,arruolati nella corte delle Regioni del Nord o dei Paesi esteri. I trasporti pubblici locali sono merce rara ed il cittadino si affida prevalentemente ai mezzi privati, ne risente la qualità dell’aria e la salute delle persone nonché il già disastrato bilancio del Sistema Sanitario Regionale. Oltre a ciò vanno sottolineate le vane promesse di risanamento ambientale tante volte sbandierate da De luca e mai mantenute. Il sito di stoccaggio di Taverna del Re contiene venti milioni di ecoballe, tra i Comuni di Giuliano e Villa Literno, una bomba ecologica mai bonificata esposta agli atti vandalici delle persone che potrebbero appiccare il fuoco alle balle e devastare, ancor di più, la terra dei fuochi.Senza dimenticare la cronica emigrazione sanitaria verso le Regioni del Nord per mancanza di strutture e posti letto. Non basta la comunicazione snella intrisa di battute ad effetto, la Campania è una zona sottosviluppata dell’UE. Conseguenza diretta delle insufficienti risorse finanziarie ripartite dallo Stato Centrale con il criterio della spesa storica e della politica, dei due pesi e due misure, praticata dai Governi da almeno un ventennio che avvantaggia le Regioni del Nord e penalizza i nostri territori, incluso il Sud.

Occorre rimettere in capo allo Stato Centrale alcune materie come, ad esempio, l’Istruzione, la Sanità ed i Trasporti e riformare il titolo V della Costituzione al fine di assicurare a tutti identici diritti. La presenza delle 20 piccole Patrie incarnate dalle Regioni ha mostrato tutti i suoi nefasti aspetti durante la Pandemia. Mai come ora è indispensabile l’Unità e la coesione Nazionale senza delle quali lo slogan “mai più ultimi”, di deluchiana memoria, sarà un vaticinio che non darà dignità ai Campani considerati stranieri in Patria (altro…)

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Emergenza Covid – I dati aggiornati

redazione

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Coronavirus in Irpinia. Positivi al COVID19 i tamponi naso-faringei effettuati su 9 persone: (altro…)

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La Regione Campania emana l’ Ordinanza n. 75 con successivo chiarimento ed integrazione

redazione

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Con Ordinanza della Regione Campania n. 75 del 29 settembre 2020 e successivo chiarimento n. 34 del 29 settembre 2020, vengono emanate ulteriori disposizioni in materia di prevenzione del rischio di contagio da COVID-19, rivolte all’esercizio delle attività connesse a cinema, teatri e spettacoli dal vivo, ristorazione e bar, wedding e cerimonie. (altro…)

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