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Emergenza Covid – Il Coronavirus ha dato motivo di scrivere, ipotizzare, accusare

Federico Barbieri

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Da mesi si parla di tamponi e tecnologia PCR (proteina C reattiva). Occorre parlare, scrivere, ribadire il concetto di “contagiosità”, in altre parole quella capacità di un microrganismo di passare da un essere vivente a un altro.

Lo strumento principale che si sta utilizzando per tale valutazione è il tampone. Abbiamo imparato che la positività al tampone indica che il soggetto è contagioso.

Non essendo persone di scienza non ci permettiamo di disquisire in merito. Siamo, altresì, legittimati a chiedere: è scientificamente corretta tale valutazione? Può essere un elemento molto utile per elaborare una diagnosi ma comparando i risultati con un dato di riferimento.

La metodica ricerca l’RNA (RiboNucleic Acid, acido ribonucleico) virale nei campioni; trovando l’rna ritengono il soggetto contagioso.

Basta per definire contagioso un soggetto, una persona?

Per Sars, Mers, influenza è noto che l’rna virale può essere rilevato molto oltre la fine dell’infezione. Nel caso del morbillo, il virus può essere rilevato anche 6-8 settimane dopo la scomparsa del virus vitale. Il sistema immunitario aggredisce i virus rompendo il loro involucro o aggregando più particelle virali, ma l’acido nucleico viene eliminato lentamente nel tempo.

Tom Jefferson, epidemiologo britannico, lavora a Roma, per la Cochrane Collaboration. Ha dichiarato che la PCR ‘’è un test che rileva anche la più piccola frazione del virus che sta cercando, amplificando il campione milioni di volte. Ma un frammento, una frazione, non è un virus intero, capace di replicarsi e infettare altri esseri umani. E’ una piccola parte della struttura virale ciò che viene rilevato dalla PCR. Ma solo virus interi possono infettare. Nell’esito del test non viene riportato il numero di cicli di amplificazione che si è reso necessario. Un alto numero di cicli che trova piccoli frammenti può dare risultato positivo (falso positivo..?). Un basso numero di cicli è senz’altro un elemento che può identificare il soggetto contagioso per il quale è necessaria la quarantena.”

Ogni ciclo di PCR raddoppia la quantità del campione.

I numeri (i risultati) che ci vengono dati non sono accompagnati da questa informazione. Perché? All’esplosione della pandemia non si disponeva di tecnica certificata per rilevare il Sars-Cov-2.

Il test viene eseguito scegliendo un Ciclo Soglia, cioè il ciclo della reazione di PCR scelto come riferimento, estremamente alta, nello specifico 39 cicli, in pratica tutto lo spettro della PCR. Vale a dire che il test darà risultato positivo per ogni segnale di fluorescenza che appare nei primi 39 cicli.

Si individuano tre spezzoni (primer) dell’rna; il virus Sars-cov2 potrebbe possedere tutte e tre le parti geniche ricercate; invece, se un solo primer (porzione) è positivo, il soggetto viene definito positivo. Questo vuol dire contagiosità?

Ma allora, chiediamoci, come vanno interpretati questi risultati?

In uno studio di agosto Tom Jefferson conferma che non c’è uno standard, non esiste valore di riferimento che permetta di dire la soglia che permette di dichiarare la contagiosità. Si conoscesse il numero di cicli utilizzati, si avrebbe un minimo di riferimento.

Il rilevamento del virus vitale si fa con coltura in vitro del campione che ha dato positività. Se c’è crescita virale si può supporre che il campione riveli “contagiosità”.

A questo punto l’altra domanda che ci viene da porre: è possibile distinguere un positivo che è contagioso da uno che non lo è?

Ci sono studi nei quali i risultati hanno dato ‘’positività per 83 giorni’’. I virus vitali, però, sono stati riscontrati al massimo dopo 8 giorni dalla fine dei sintomi.

Roberto Rigoli, primario del reparto di microbiologia di Rovigo: ‘’ di 60mila tamponi effettuati, 210 sono risultati positivi; ma 199 di essi lo erano in maniera molto modesta, tanto che abbiamo dovuto amplificare molto il “segnale” per trovare i virus’’

Hanno dovuto amplificare molto il segnale? A quanti cicli hanno rilevato la positività?

Sui giornali, in televisione, abbiamo letto e sentito di ‘’evidenza scientifica’’.

L’evidenza scientifica ci dice che oltre un certo numero di cicli il rischio di infettività è praticamente nullo.

Probabilmente il binomio SI/NO all’interpretazione della PCR non validata da coltura virale, impone la quarantena, l’isolamento, la ‘’reclusione’’ di un grande numero di persone che non sono più infette.

In assenza di un valore/riferimento oggi appare scientificamente insensato un uso indiscriminato su soggetti asintomatici, senza accertare la vera carica virale che attesti l’effettiva contagiosità del soggetto.

Kary Mullis, Biochimico Nobel 1993, affermava che con la PCR, amplificando, si rende positiva anche l’acqua.

Un test dovrebbe aiutare il medico a diagnosticare, a capire lo stato di salute dei suoi pazienti. Oggi il test sostituisce il medico.

Quando, come finirà la pandemia? Sarà la paura delle persone, l’esasperazione a dire che è finita?

E che fine fa la medicina clinica?

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