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Emergenza Covid – Ad Ariano contagi in doppia cifra

Federico Barbieri

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Siamo in ‘rosso’ e tutto è come ieri, arancione. Fosse giallo, nulla cambierebbe. Forse meno auto circolanti (indicatore di gente che girava per spirito di ‘libertà’?).

Abbiamo più volte parlato della medicina territoriale chiamando in causa la gestionesanitaria dei nostri territori; medicina territoriale, in molti casi, ferma alla ‘’ricetta se proprio necessaria’’; la stampa che conta ci riporta l’imminenza della vaccinazione anticovid da eseguire in loco mediante l’impegno dei medici di medicina generale (i cari ‘medici di famiglia’).

Il Sindaco di Ariano Irpino ha sollecitato il Direttore Generale dell’ASL Avellino a dare risposte, richieste da mesi, in merito alle performances che la Sanità territoriale ha il dovere di realizzare. Compreso il Plesso Ospedaliero di Ariano Irpino.

Prendiamo doverosamente atto dell’azione. Avremmo gradito sottolineare un tono più deciso, trattandosi di questioni che riguardano un bacino di utenza che travalica la cittadina del Tricolle.

Ariano Irpino, nella ricorrenza che dal 1917 propone riflessioni sulla Donna e la sua valenza nella società, conta 23 casi positivi. Non siamo adusi all’allarmismo, abbiamo più volte rimarcato i dubbi sui numeri, sui metodi di analisi dei tamponi, sulle cure domiciliari della sintomatologia da coronavirus.

Il Frangipane, DEA di I livello è un ospedale che possiamo definire ormai di frontiera, i ritardi evidenti nella dotazione strumentistica, non ultima la carenza di personale, è la cartina di tornasole della gestione non-sanitaria. La struttura non ha pre-triage (non è così pericoloso questo virus?), ospita un punto vaccinale presso cui hanno dovuto recarsi operatori sanitari e personale scolastico anche dal Capoluogo; alcuni reparti sono vuoti, altri sono stati ‘creati’ per l’obiettivo del II livello.

Gli isolotti di potere nella struttura gerarchica della Sanità (Regionale) sono appannaggio di personaggi noti ma verso i quali pare necessario mostrare sudditanza.

Le U.S.C.A. (unità speciali continuità assistenziali ) e le A.F.T. (aggregazioni funzionali territoriali) sono frutto dell’emergenza pandemia dello scorso e non dimenticato 2020.

Legge 77 del 7 luglio 2020.

Avellino (da intendere l’intera Provincia) dovrebbe individuare ben 12 A.F.T. come da D.C.A. N. 16 del 21 gennaio 2020. 13 mesi (e mezzo..) fa.

Il recapito delle U.S.C.A è 0825 291111. Cioè il centralino dell’ASL.

Ricordiamo lo strombazzamento ai primi di aprile 2020 della istituzione delle unità speciali. Soltanto 16 figure sanitarie accettarono l’incarico. Durata trimestrale. Le figure? Medici di continuità assistenziale, medici in possesso del corso di formazione specifica in medicina generale, laureati in medicina e chirurgia iscritti all’ordine dei medici, e ‘’altri’’.

Le U.S.C.A. a tutt’oggi?

Siamo stati indottrinati a dare colpe, augurando loro il contagio, a chi senza mascherina e senza parametrato distanziamento allegramente ‘’tornava a vivere’’. Abbiamo, sotto ipnosi mediatica, convinto la nostra razionalità a desiderare il vaccino.

Forse chi gestisce la Sanità ha le sue responsabilità.

Le notizie che giungono da Israele riportano una estesa vaccinazione equivalente a una lucrosa sperimentazione del vaccino contro il virus (Sars-CoV19) che muta per sua natura.

Temiamo per le ‘scoperte’ della variante inglese del virus (nel Regno Unito hanno iniziato la sperimentazione prima che altrove), per quella brasiliana, quella sudafricana.

Il mondo intero ha velocemente (frettolosamente?) dato mandato alle aziende farmaceutiche a produrre miliardi di dosi di vaccino. Contro il virus che muta.

Leggiamo di medici, anche nel nostro circondario, contagiati dopo l’inoculazione del vaccino; di infermieri, medici e volontari felici nei selfie che lI ritraggono nei punti vaccinali.

Intanto sistematico prosegue il terrore senza ago sulla mortalità di questo virus!

L’isola felice, l’Irpinia, è assediata, minacciata, occupata dalle varianti del virus. Dobbiamo avere paura? Le ulteriori restrizioni del tipo ‘coprifuoco non più alle 22 ma qualche ora prima’, la chiusura di attività piccolo-artigianali, piccolo-commerciali?

E’ tutta verità?

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Ad Avellino vaccinarsi diventa un’impresa: racconto breve di un lungo calvario

Floriana Mastandrea

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Errico Bonito, già sindaco di Montefusco (AV), ha inviato una lettera al Capo Gabinetto del Presidente della Regione Campania per denunciare la situazione da incubo a cui ha assistito personalmente.                                                                                                                                                                                                            In qualità di accompagnatore di un parente prossimo chiamato per la vaccinazione contro il Covid, Errico Bonito è stato testimone oculare di una giornata da incubo svoltasi tra Avellino e Montoro e ce l’ha raccontata: “Stamane (22 aprile 2021), prima delle 9, presso il Campo Coni di Avellino allestito come centro vaccinale, si è presentato un gruppo di circa una ventina di persone, contattate dalla Asl tramite messaggio soltanto ieri sera alle 21. Tra queste, oltre ad alcuni operatori sanitari, c’erano anche persone fragili.Invitate ad entrare con chiamate in base all’elenco, dopo circa mezz’ora, con un avviso attraverso megafono, è stato chiesto loro spostarsi nella vicina Montoro, senza spiegarneil motivo. Alcune erano senza mezzo proprio e così si sono organizzate alla meglio con chi era venuto in macchina, per percorrere i circa 15 chilometri che distanziano Avellino da Montoro. Raggiunta l’angusta sede di Montoro destinata alla vaccinazione, appena arrivate hanno ricevuto un contrordine: qui non siete in elenco, abbiamo soltanto 108 vaccini inviatici dalla Asl in base all’elenco e per voi non ci sono i vaccini, dovete ritornare ad Avellino!
Sbigottiti, gli sfortunati pazienti rassegnati al calvario, si stavano riorganizzando per tornare ad Avellino, qualcuno era persino già ripartito, quando ecco di nuovo il contrordine: i vaccini ci sono, tornate indietro! Increduli e decisi ad andare fino in fondo per tentare di riuscire ad ottenere l’agognato vaccino, hanno pazientemente atteso davanti a quella sede senza spazi e sedie, in piedi sotto la pioggia e senza poter osservare un adeguato distanziamento, finché finalmente non hanno ottenuto la loro dose di vaccino. E questa odissea è terminata solointorno alle 16, dopo un’attesa lunga un’intera giornata:possibile non si riesca a organizzare un servizio di vaccinazione efficiente? Possibile non si riescano a scaglionare le persone dando loro appuntamenti più precisi ed evitando così attese estenuanti? Perché non si pubblicano gli elenchi di coloro che devono essere vaccinati? Come si giustificano i dirigenti della Asl di Avellino? (altro…)

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Emergenza Covid in Irpinia – 74 persone positive in provincia, 12 casi ad Avellino,6 a Serino

redazione

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L’Azienda Sanitaria Locale comunica su 1.222 tamponi effettuati sono risultate positive al COVID  74 persone:

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Attualità

I sindaci dei Comuni meridionali il 25 aprile in Piazza Plebiscito a Napoli: l’Italia ci tratta da stranieri

Antonio Bianco

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I numerosi sindaci dei Comuni meridionali con la fascia tricolore manifesteranno il 25 aprile alle ore 12 in piazza Plebiscito, a Napoli, per protestare contro lo scippo del 68% del Recovery Fund destinato al Sud dall’UE e con i comitati, le associazioni grideranno all’unisono: 68% dei fondi o un nuovo ’68. Le dichiarazioni della Carfagna in Parlamento lasciano poco spazio alle illusioni, i denari da spendere nel Meridione non supereranno il 40% del fondo, né si intravedono interventi tali da ridurre il gap infrastrutturale tra le due macro aree del Paese. La data scelta è carica di simbolismi, si festeggia la liberazione dalla dittatura e dalle leggi razziali con la rinata Unità nazionale di tutte le forze che hanno combattuto il fascismo. Unità che ora è solo un vuoto simulacro infarcito di belle parole, una ricorrenza che mette in risalto la geografia di una Nazione divisa,scarsamente solidale e rinchiusa nelle logiche delle 20 piccole patrie, in contesa fra di loro e con lo Stato Centrale. Uno Stato arlecchino, senza spina dorsale che eroga i diritti di cittadinanza a geometria variabile e li riconosce solo alle Regioni ricche, disinteressandosi di quelle più poverepresenti nell’Italia meridionale. I sindaci porteranno in piazza la voce di 21 milioni di cittadini meridionali ai quali sono negati i diritti fondamentali disciplinati dalla costituzionale quali gli asili, l’alta velocità, il trasporto pubblico locale. Persone costrette a migrare per trovare lavoro e potersi curare, trattati da stranieri in Patria. Nei Comuni siciliani di Castelbuono, di Naro, di Polizzi Generosa, di Acquaviva delle Fonti stanotte si occuperanno le aule consiliari e si dormirà nei sacchi a pelo quale protesta contro le decisioni del Governo di ridurre i fondi per il sud.

Il Recovery Fund è una golosa opportunità per l’Italia ed una necessità per il Meridione per rimettere in gioco le sue grandi potenzialità economiche e trasformarlo neltrampolino di lancio del Paese e di tutta l’eurozona,piattaforma ideale verso gli scambi commerciali con l’Asia e l’Africa. Territorio scientemente trascurato dai Governi e dai Partiti presenti in Parlamento, convertiti alla teoria proposta da Guido Tabellini, già rettore della Bocconi: per far correre Milano occorre rallentare Napoli. Tesi inaccettabile in un Paese, almeno sulla carta, unitario con un governo che si professa di unità nazionale che dovrebbe, come il buon padre di famiglia, prestare massima attenzione al Sud, area sottosviluppata, con un reddito pro-capite che è la metà di quello del Nord.

I sindaci che scenderanno in piazza a Napoli sono la punta avanzata di una rivoluzione in atto che dal basso monterà e travolgerà il mantra, logoro e bisunto, della locomotiva del Nord che traina i vagoncini del Sud. Ora e subito il Governo Draghi deve cambiare strategia rimettendo al centro dell’agenda politica la Questione Meridionale, mai seriamente affrontata e risolta. Occorre dare senso compiuto alla festa del 25 aprile che dovrà incarnare la liberazione dai pregiudizi a sfondo razziale nei confronti dei Meridionali, cittadini italiani come quelli del Nord. Se mancherà questa operazione si rischia la rivolta sociale, ancor di più, oggi, con la pandemia che spezza le gambe, diversamente monterà il mal contento al grido: il 68% del fondo o un nuovo 68. Dio ci salvi dalla balcanizzazione del Paese.

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