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DIFESA GRANDE – Grande problema o occasione da cogliere?

Federico Barbieri

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Attualmente, in Italia e, più in generale, in Europa, si possono identificare due tipologie di trattamento meccanico biologico del rifiuto indifferenziato a valle della raccolta differenziata:

trattamento meccanico biologico in cui un pretrattamento meccanico del rifiuto in ingresso all’impianto permette di ottenere una frazione “organica” con diametro da 50 a 90 mm; viene destinato, tale ‘prodotto’, a trattamento biologico; una frazione secca con diametro superiore a 50-90 mm da utilizzare come fonte di energia (termovalorizzatore) o in discarica;

trattamento meccanico biologico in cui tutto il rifiuto in ingresso all’impianto subisce un trattamento biologico, mentre il trattamento meccanico si limita ad una semplice frantumazione del rifiuto senza alcuna separazione preliminare della frazione secca da quella umida.

La biostabilizzazione, trattamento meccanico biologico, consegue un prodotto stabile dal punto di vista biologico, attraverso la biossidazione della sostanza organica. Il procedimento prevede tre fasi:

1. pre-trattamento meccanico volto a separare la cosiddetta frazione “secca” dalla frazione umida;

2. stabilizzazione della frazione umida in seguito a processi ossidativi da parte di microrganismi, mediante il periodico rivoltamento, aerazione e bagnatura della massa, allo scopo di ottenere un prodotto il più possibile stabile da un punto di vista biologico. In una parola, il Compost;

3. post-trattamento meccanico che raffina il materiale da destinare all’attività di ripristino ambientale o alla copertura giornaliera di discariche.

Si può conferire tutto il rifiuto all’impianto per il trattamento biologico, in questo caso, il trattamento meccanico opera una semplice frantumazione del rifiuto.

La biostabilizzazione effettua la riduzione drastica, meccanicamente, della fermentescibilità della componente organica; ottimizza i processi biodegradativi dei materiali organici, ottenendo i requisiti e vincoli necessari per il conferimento in discarica, riducendo al minimo biogas, percolato e riducendo i tempi di stazionamento nell’impianto. Il rifiuto biostabilizzato può essere impiegato per la copertura giornaliera delle discariche.

L’impianto di biostabilizzazione che rientra in questa tipologia (cumuli statici areati in fase attiva) è presente presso lo STIR di Battipaglia risulta l’unico attualmente funzionante in impianti pubblici della Regione Campania.

Il compost è un materiale inodore stabile e simile all’humus, contenente materia organica, carboidrati, e proteine. Batteri, funghi e vermi provvedono, in natura, riconvertono i rifiuti umidi in materia fertile, più noto come ‘terriccio’.

Tutti sappiamo, meglio, qualcuno ignora che al compostaggio vanno scarti di cibo, foglie, scarti di giardino o potatura (di fiori, piante), carta non stampata né patinata, cartone, cenere, segatura, trucioli di legno non trattato, resti di carne, di pesce, bucce di agrumi, lettiere di cani, gatti.

Non vanno plastica, gomma, vetro, ceramica, materiale sintetico, farmaci, pile esauste, legno verniciato e relativi trucioli, ossa, cenere di carboni.

Preambolo noioso, forse, ma opportuno. Curiosa riflessione: i rifiuti chiamano in causa, quando se ne discute come in questi giorni nella Città di Ariano Irpino, il comportamento umano, la memoria, le scelte per tutelare gli interessi e la salute della collettività.

Lo Stato decise di stuprare il territorio Irpino, individuando in località Difesa Grande una discarica, infierendo su terreni a vocazione agricola per ammucchiare rifiuti di ogni genere provenienti anche se non soprattutto da fuori provincia.

La ferita, mai rimarginata, è stazionata, in termini giudiziari, in Cassazione. Il processo vede tra gli imputati il soggetto gestore che ‘oggi’ propone l’intervento di bonifica e copertura della ferita. Il soggetto è l’Asidev.

Ancora una volta in scena compare, per competenza, l’Ente Comune di Ariano attraverso la scelta del tipo di intervento da attuare. Biostabilizzato oppure terreno vegetale?

Da dove arriverebbe il biostabilizzato e chi ha ‘interesse’ a utilizzarlo per la finalità citata?

Chi ha interesse a utilizzare terreno vegetale per la medesima finalità?

Il pensiero va a quanti vissero il dramma dello scontro con i tutori dell’ordine che impedivano la dimostrazione del desiderio di vivere senza la montagna di rifiuti; alle manganellate ricevute da inermi arianesi colpevoli di difendere il diritto alla vita; alla memoria corta di pseudo-politici che operarono scelte scellerate anni fa e oggi contano sulla memoria corta dei cittadini.

Dopo aver riguardato filmati e foto dell’epoca in cui politici, autorità civili facevano passerella mostrando decisione nel trovare soluzione all’inquinamento prodotto dalla discarica e ascoltare, leggere, con quanta superficialità propendono (politici, autorità civili attuali) per un misfatto che origina le domande poste innanzi.

Studio geologico-tecnico per la definitiva chiusura della discarica di rifiuti non pericolosi. Aprile 2015.

A pagina 33: ‘’In particolare il fenomeno franoso in atto, presenta una profondità piuttosto marcata e va ad interessare i terreni di riporto abbancati lungo il rilevato dei rifiuti. Appare chiaro, dopo attente valutazioni in situ e dopo aver esaminato i rilievi topografici di dettaglio che il cumulo di rifiuti “premente” ed abbancato a tergo svolge un ruolo determinante nella stabilità dell’argine in terra realizzato per contenere i rifiuti stessi’’.

A pagina 34: ‘’ Un altro fenomeno franoso significativo è presente lungo il bordo orientale del rilevato dei rifiuti, ed anche in questo caso va ad interessare esclusivamente i soli terreni di riporto..omissis..’’

A pagina 35: ‘’ L’instabilità dei terreni di riporto, che vanno a costituire il rilevato della discarica, si manifesta attraverso due fenomenologie di dissesto prevalenti da correlare soprattutto con le pendenze degli stessi terreni. Difatti laddove tali pendenze risultano piuttosto blande, come lungo il bordo meridionale del corpo della discarica, gli scorrimenti sono piuttosto lenti e si propagano nel tempo, al contrario, dove le pendenze del rilevato aumentano si manifestano fenomeni di dissesto improvvisi e riconducibili sempre a scorrimenti, evolventi in alcuni casi a colamenti. Alcuni di quest’ultimi fenomeni sono presenti lungo il bordo settentrionale del rilevato e sono caratterizzati da estensione e profondità molto limitate rispetto a quello presente sul bordo orientale’’.

La zona in cui è ubicata la discarica in località Difesa Grande, così come la porzione della stessa struttura su cui saranno realizzate le opere in questione, è classificata come PG2, ovvero “pericolosità da frana elevata”.

Dalle conclusioni finali delle Studio:

‘’L’attuale destinazione d’uso della discarica, prevista dallo strumento urbanistico comunale, è riconducibile ad un’area di tipo industriale, così come riportato anche nel verbale della Conferenza dei Servizi del 11 dicembre 2014 dell’U.O.D. “Autorizzazioni Ambientali e Rifiuti – Avellino” con cui è stato approvato il documento dell’Analisi di Rischio della discarica in questione, alla quale è stato assegnato un valore di esposizione R3’’.

La discarica, ha chiarito il Dr. Barretta dirigente per le autorizzazioni ambientali e rifiuti della Regione Campania, è stata dichiarata chiusa dal 2007. Dopo 14 anni e dopo diversi movimenti franosi del ‘’materiale di riporto’’ si parla di lavori di messa in sicurezza e copertura. A dire del dirigente, le indagini effettuate non hanno rilevato inquinamento ambientale..

Ha aggiunto che l’U.E. ha stabilito che ‘’per quanto possibile, va utilizzato il biostabilizzato..Si tratterebbe del biostabilizzato presente a Pianodardine, a Benevento e Salerno!’’

Il Sindaco Franza ha comunicato cha sarà limitato l’utilizzo di biostabilizzato per non più di 50 centimetri di spessore, il restante dovrà comunque essere composto al 50% da terreno vegetale!

I cittadini sappiano che fra due/tre anni la chiusura della questione discarica sarà, forse, cosa fatta.

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