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Bonaccini: il governo vada veloce e faccia ripartire il Nord

Antonio Bianco

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Tutti misurino le parole ma il governo vada veloce e faccia ripartire il Nord”. Cosi titola il quotidiano La Stampa l’articolo su Bonaccini, Presidente dell’Emilia Romagna, fondatore della Banda Bassotti (precedente articolo http://www.arianonews24.it/la-banda-bassotti-bonaccini-pd-fontana-zaia-lega/); si deve far ripartire il Nord mentre il Sud ha il PIL a meno 18%. Bonaccini, uomo del PD, dimentica di essere Italiano e punta sul logoro modello della “locomotiva del Nord” che non ha saputo risollevare le sorti del Paese, incluso il Meridione, dopo la crisi del 2008.

Ha ben compreso che senza il Sud l’Italia non riparte ed è ben consapevole che se venissero erogati più fondi al Sud per opere pubbliche, si dovrebbero tagliare i finanziamenti destinati al Nord con la conseguente riduzione dell’efficienza dei servizi pubblici. Il Bonaccini-pensiero riparte con la proposta di rilanciare il regionalismo differenziato senza approvare il Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) necessari per ridurre il divario socio–economico presente in Italia. Ripropone la favoletta del residuo fiscale di 140 miliardi da trattenere, in gran parte, nelle Regioni Nord avvantaggiando solo questi territori senza tener conto di quelli più fragili situati nel Meridione. Fatto che accentua il senso di separazione e disuguaglianza dell’Italia dei due pesi e delle due misure, non solo nel disegno politico di Bonaccini ma anche del governo PD-M5S. Infatti sono stati programmati investimenti per 8,7 miliardi di infrastrutture ferroviarie di cui solo 1,4 miliardi saranno spesi al Sud, privo di linee con il doppio binario e dell’alta velocità. Se non bastasse con il metodo della spesa storica, si sottraggono risorse al Meridione da almeno un ventennio pari a 62 miliardi annui. Vorremmo credere che l’Italia sia ancora unita e coesa ma i segnali vanno in un’altra direzione e portano in un baratro profondo senza via di uscita

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Verso le Regionali – Maria Elena De Gruttola inaugura il Comitato Elettorale

redazione

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Venerdì 7 agosto 2020 alle ore 19 ad Ariano Irpino verrà inaugurato il comitato elettorale della candidata al (altro…)

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I vincitori dell’ottava edizione dell’Ariano International Film Festival

redazione

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LA MAGIA DEL CINEMA E LA FORZA DELLA CULTURA … I MOTORI PER LA RIPARTENZA” (altro…)

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I Meridionali: delinquenti abituali

Antonio Bianco

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È incredibile, il giornalista professionista Daniele Martinelli ha espresso idee datate e prive di senso logico.

Questi i fatti.

I reati commessi dai carabinieri di Piacenza ed il sequestro della caserma hanno fatto scatenare il nostro prode eroe che in un commento su facebook scriveva: Va però ribadito che la predisposizione a delinquere e a fare del male è solitamente propria di chi nasce, cresce e si forma al Sud”. Parole inqualificabili e razziste che ripropongono le teorie di Cesare Lombroso, mandate al macero dalla storia, prive di contenuto scientifico, indegne di un giornalista, frutto dell’ignoranza. Meraviglia il silenzio dei media e di tutti i Partiti, incluso il M5S, che ha avuto ampi consensi elettorali ed ha eletto una moltitudine di Parlamentari meridionali, incluso Di Maio, reputati da Daniele Martinelli, “delinquenti abituali” essendo nati e cresciuti al Sud.

Silenzio eloquente che mostra, ancor di più, il pregiudizio atavico nei confronti dei Meridionali additati come la “razza maledetta”, Parole e pensieri già ampiamente espresse in altre occasioni da Feltri “[…] Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori […]”; e da Zaia “[…] mezza Italia è fatta di cialtroni e fannulloni […]”.

Gli apprendisti stregoni soffiano sul fuoco e dimenticano che le parole sono pietre che possono evocare il nemico con conseguenze inimmaginabili sull’amalgama della comunità italiana, caratterizzata da stridenti disparità socio-economiche che rendendo l’Italia una Nazione disunita e disuguale.

Disparità mai sanata, mai messa in discussione dalla miope classe politica Nazionale ed aggravata da quella locale, assoggettata supinamente agli interessi del Nord che, sin ad oggi, ha sacrificato i diritti di cittadinanza di 21 milioni di persone residenti nel Sud. Fatti messi in luce dallo Svimez che stigmatizza una realtà da esodo biblico. Negli ultimi 15 anni, infatti, circa 2 milioni di persone, la metà giovani ricompresi fra 15 e 34 anni, hanno abbandonato il Meridione e 800 mila non vi hanno più fatto ritorno.

Tutto ciò è inaccettabile, sia l’imminente campagna elettorale per le regionali e le comunali il palcoscenico per riaccendere i riflettori sullo scippo di risorse umane e finanziarie praticato nei confronti del Meridione. Chi tace è connivente ed accetta le pretese secessioniste delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Non basta dichiarare di voler il bene della comunità in cui si vive, occorrono fatti non parole: “[…] A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca […]” (Don Lorenzo Milani).

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