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Attualità

Amore: parola senza sentimento?

Antonio Bianco

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La crisi profonda che attraversa la nostra società, unita alla quarantena, complica i rapporti interpersonali e familiari. Relazioni consunte si esasperano allor quando si è costretti a condividere lo stesso spazio fisico ed ogni occasione diventa motivo di litigi, rancori lontani riaffiorano come i tuoni in estate che preannunciano la tempesta. Rompere una relazione opprimente non è cosa semplice, la mancanza di indipendenza economica, soprattutto per le donne, la presenza di figli minori, le probabili ritorsioni, congelano la realtà in una perenne crisi non sempre confinata entro limiti di civile “sopravvivenza”. Se a questo si aggiunge la perdita del lavoro del marito/compagno convivente la miscela diventa drammatica, senza via d’uscita. Uomini dediti alla violenza, non solo quella psicologica, programmano la distruzione dell’altra e, scientemente, perseguono l’obbiettivo. Il rifiuto di continuare il rapporto in uno stato di soggezione è un affronto insopportabile e qualsiasi modalità è utile per annientare l’altra, ormai non più persona ma degradata ad oggetto privo di qualsiasi pregio. È inaccettabile, ogni persona nasce e muore libera. Questa sub-cultura appartiene a tutte le latitudini e le culture, prescinde dall’età e dal titolo di studio. Trae spunto da un modello arcaico che riconosceva alla donna il ruolo di angelo del focolare domestico e di una presunta sottomissione della donna all’uomo. L’evoluzione del pensiero umano e le rivendicazioni sacrosante della donna le hanno consentito non solo di inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro ma anche di rivendicare una posizione paritaria nell’ambito domestico. Fatto quest’ultimo non sempre realizzato in quanto il ménage familiare rimane, in molti casi, competenza esclusiva delle donne così come la cura della prole. Modello stantio che genera frizioni, scarsa condivisione e motivo di litigi e, ancor

peggio, profonde lacerazioni che, negli anni, possono irreparabilmente allontanare i conviventi. La condivisione e l’ascolto, a mio avviso, sono il segreto per rinverdire e far durare per tutta la vita il rapporto d’amore. Nulla può essere presunto, nulla può essere scontato. Il dialogo alimentato proficuamente ha un effetto terapeutico, migliora la conoscenza che è sempre in divenire e mai fissa, muta con la maturità della persona e previene o riduce le frizioni della convivenza quotidiana. Le parole del filosofo Zygmunt Bauman illuminano la nostra esistenza “[…] L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno”.

Parole chiare e limpide che impongono responsabilità e complicità con l’altro, rinnegano il concetto “ora e subito” e depotenziano la mentalità “usa e getta” o del “proviamo”, fissano obbiettivi condivisibili per la costruzione di un amore eterno. Vi confesso che le parole di Bauman mi hanno emozionato, ho vissuto per 26 anni con Lucia, una donna stupenda. L’unione con lei è stata simile al volo di una farfalla su un campo di fiori variopinti e profumati, durata sino alla fine della sua esistenza. Amore a prima vista rimasto tale nel tempo.

Auguro ad ognuno di voi di vivere ad occhi aperti sino alla vecchiaia inoltrata questo bel sogno.

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