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AMBIENTE, ECONOMIA DOPO LA PANDEMIA

Federico Barbieri

Pubblicato

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La pandemia ci ha trasmesso una serie di sigle che racchiudono un possibile futuro.

Uno di questi acronimi è PnRR e traduce un progetto epocale per la nazione Italia: Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il Piano prevede gli interventi, cioè i progettiche si intende finanziare con il Recovery Fund. Gli investimenti complessivi sono pari a 221,5 miliardi, con l’assegnazione di 191,5 miliardi (122,6 miliardi di prestiti e 68,9 miliardi a fondo perduto) e altri 30 miliardi del Fondo complementare.

Abbiamo sentito, letto, delle contrastanti opinioni politiche, delle proposte/richieste dei vari settori economici, delle Associazioni di categoria.

Nel testo del PnRR, che abbiamo letto, è messa in evidenza la percentuale delle somme da investire. Tra esse, il 40% ’’va destinato’’ al Sud, il 27% al Digitale, il 33% (ma costituisce tema dibattuto sia nei termini percentuali sia nell’individuazione dei settori di intervento) al Green (per la cura dell’Ambiente).

L’Ente Locale, nella fase transitoria prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbe ricoprire il ruolo di soggetto co-creatore delle condizioni di sviluppo locale.Tutto bello, tutto immaginifico.

La transitorietà non riguarda la semplificazione o l’accelerazione della spesa per realizzareopere pubbliche, come qualche sindaco o Governatore ha inteso.

L’Ente Locale deve assumere l’obiettivo della ricostruzione e rigenerazione del sistema socio-economico, anche attraverso l’ammodernamento della pubblica amministrazione.

Non va comparata la ricostruzione degli anni ’50, la guerra aveva cancellato le poche infrastrutture; oggi gli investimenti per le  infrastrutture, anche se necessari, non creano le condizioni utili e sufficienti a riavviare un nuovo ciclo economico.

La transizione presenta opportunità uniche se non vengono limitate al semplice investimento infrastrutturale sul territorio.

Occorre immaginare e realizzare un rinnovato modello economico e di welfare, (articolo 1 della Costituzione): creazione di impresa elavoro, ovvero riequilibrio e sviluppo omogeneo dei territori.

Ambiziosi obiettivi, imposti dalla UE, (ma se ne avverte individualmente la necessità) richiedono la collaborazione di tutti gli apparati dello Stato che supportino gli Enti Locali, in prima linea sul territorio. Come nella pandemia.

L’Ente Locale avrà l’ingrato compito di fronteggiare un’imponente crisi economica e lavorativa; dovrà diventare il vero e primiero“Agente di sviluppo” del territorio, non semplice “stazione appaltante di opere e lavori pubblici”.

Dovrà creare un collegamento, un ponte tra un sistema ormai al collasso e il nuovo. Sia economico che welfare.

Buoni auspici, ottimi intendimenti ma il ‘’fare’’, le normative messe in campo, sinora, non appaiono in sintonia con gli obiettivi richiesti e millantati. La Governance del PNRR, cioè l’insieme delle decisioni, di regole, delineata con il “decreto semplificazioni bis”, appare inadeguata.

La sfida vera non si limita alla semplificazione (offrendo spazi di manovra a infiltrazioni che distraggono i fondi) bensì innovazione, conservazione, equilibrio, trasmissione, cura, gestione della complessità, valorizzazione, recupero, assistenza, potenziamento, dei territori e loro specifiche ricchezze.

La transizione è innanzitutto una sfida culturale per tutti, compresi i politici.

Il concetto ‘’Commissariamento’’ rinchiude nella stia gli Enti Locali prima che siano messi nella condizione di operare. Il Commissario è uno strumento che subentra quando fallisce la governance. Sostituire un Commissario con un altro serve a ‘’pilotare’’ le decisioni unilaterali.

La semplificazione e il potere sostitutivo cambia tutto l’assetto per non cambiare. Le Regioni sono state tacitate con la minaccia di taglio alle risorse dell’U.E. I Comuni, i primi e unici a scontrarsi con i bisogni, le esigenze, le aspettative dei territori, hanno voce flebile.

Il timore che origina dal Decreto semplificazioni è la creazione di una strutturata parallela allo Stato (nell’accezione costituzionale del termine) svincolata da legittimazione democratica.

Il rischio è la concentrazione di poteri assolutinelle mani del Capo del Governo.

Non è il decreto che offre lo sviluppo del territorio né la nomina di migliaia di consulenti.

Occorre una leale collaborazione tra livelli istituzionali, al fine di eliminare le debolezze storiche accumulate dagli Enti Locali.

Il Ministro Giovannini: “La governance sarà efficace, attivando, se necessario, poteri sostitutivi e commissariamenti”.

Decenni di politiche di Austherity, hanno reso croniche le difficoltà degli Enti Locali e realizzerebbero la strada maestra individuata dal Governo: governance del Piano e Commissariamento.

L’emergenza sanitaria da Covid-19, ha ‘’unito’’ l’Italia tutta con disposizioni e restrizioni omogenee su tutto il territorio nazionale. Ha, però, incentivato il dualismo Nord-Sud. Una frattura che cozza contro la percentuale indicata nell’incipit (40% delle risorse).

Il Sud, con la divisa della “inferiorità”, è narratoancora in maniera distorta.

L’emergenza sanitaria ha evidenziato l’enorme potenziale del Sud, che costituisce una riserva, una risorsa per l’intera nazione.

Il nuovo miracolo economico italiano può realizzarsi passando dal rilancio del Mezzogiorno, cioè un Mezzogiorno altro ‘’motore economico’’ dell’Italia.

L’Osservatorio Banche Imprese: “l’Italia non potrà uscire dal tunnel della bassa produttività, basso sviluppo, bassa produzione di ricchezza, scarsa coesione e della povertà se non si metterà in circolo il Mezzogiorno d’Italia. Abbiamo enormi risorse e potenzialità in stand-by che attendono di essere messe in circolo, occorre trasformare il Mezzogiorno in locomotiva”.

Continuando, al contrario, a ignorare il Sud, il Nord perderebbe un mercato di 21 milioni di persone.

Il meccanismo della “spesa storica” (lo Stato spende dove ha sempre speso), il Sud viene privato ogni anno di cospicue risorse.

L’innovazione nei finanziamenti dovrà prevedere “spesa per investimenti” e non più assistenzialismo.

Identica visione nella Sanità: una sanità strutturata solo su interventi di pronto soccorso, senza ricoveri ospedalieri, senza terapie di riabilitazione, senza screening preventivo, è destinata ad incrementare le migrazioni sanitarie.

L’assistenzialismo è una obbligazione di mezzi, il welfare generativo orientamento al risultato con responsabilità condivisa tra le parti.

E’ strumento che risolve le barriere strutturali erimuove le cause che limitano la creazione di benessere sociale. L’obiettivo del Welfare generativo è creare condizioni per garantire l’autonomia, indipendenza e qualità di vita. Il welfare, infine, quale investimento negli assetssociali per realizzare un sistema economico sano, creando valore e lavoro.

I progetti Green devono prioritariamente agire per la soluzione definitiva delle ‘’terre dei fuochi’’, nel triangolo della morte nel napoletano, nella Valle del Sabato.

Evitando l’aggressione al territorio. Gli interventi sulla riforma della Giustizia riguardano, devono riguardare, i reati ambientali. Nella nostra Regione, nell’Italia tutta.

 

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