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Ricordando Peppino Impastato: giustizia e politica possono convivere nelle piccole realtà?

Daniela Gibaldi

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Giustizia… una parola che spesso viene ancorata esclusivamente alle dinamiche giudiziarie, alle vicende che nascono nelle varie realtà e trovano il loro epilogo nelle aule di un Tribunale. Tuttavia, ripercorrendo la vita di Peppino Impastato nel giorno della ricorrenza della sua morte, la parola giustizia rievoca il significato più intrinseco di valore legato alla necessità di regolare la vita comune secondo principi di correttezza nella gestione dei rapporti sociali e di uguaglianza delle opportunità. Peppino Impastato operava in una piccola realtà siciliana, nella quale l’opprimente cappa mafiosa rendeva impossibile il realizzarsi di un’uguaglianza sociale. La sua voce, attraverso le frequenze di una piccola Radio locale, s’insinuava nelle menti, poneva dubbi, comunicava la speranza del cambiamento nella piccola realtà di Cinisi. La forza dei suoi discorsi, scaturiva dalla percezione che ciò di cui parlava fosse la sua prima credenza, non parole vuote, ma sentite dal profondo della sua anima ove albergava la convinzione che quel cambiamento dovesse partire dalle coscienze dei singoli individui e passare attraverso un concreto riscatto sociale. Tale ferma convinzione lo porta ad uscire dalle stanze della sede della piccola Radio per avviarsi alla carriera politica, al fine di dare concretezza ai suoi discorsi, ma questo provoca la prevedibile reazione degli esponenti della mafia locale. E no! Candidato no, se chiacchera dietro un microfono è sopportabile, ma se entra nella stanza dei bottoni saranno problemi… Giustizia e politica, politica e giustizia, un duo che per molti assume un suono stridente, quasi spaventoso, quasi impronunciabile. Ma è davvero così? È davvero impossibile agire politicamente senza farsi mescolare in dinamiche clientelari e quindi nella spirale del “do ut des”? Forse la risposta risiede in un altro interrogativo: può classificarsi politica quella di un aspirante candidato che si piega ad opportunismi e calcoli personali futuristici? È politica quella di chi, soprattutto nelle piccole realtà comunali, affida incarichi ad amici in barba alle leggi o di chi,per acquistare consenso, sfrutta le difficoltà, le angosce e le paure dei cittadini ergendosi da un palco (oggi dai social o dai media) a censore dell’operato dei propri avversari politici e prospettando soluzioni, magari in ambiti di competenza a lui sconosciuti? La vita di Peppino Impastato ci insegna che la vera politica passa attraverso il concetto di giustizia sociale e di interesse comune, intesa anche come reale capacità di essere un punto di riferimento per un’intera comunità durante i momenti più critici, un faro di luce nei periodi bui, un veicolatore di speranza. È facile parlare, è facile criticare, ma ciò che conta sono le azioni e i fatti concreti come quelli posti in essere da Peppino, che ha scelto un percorso di vita lontano dalle dinamiche familiari per voltare pagina ed ha condotto le sue battaglie dando concretezza alle parole pronunciate dietro al suo microfono. Non chiacchiere, ma fatti. Quindi la risposta alla suddetta domanda è: certo, può coesistere giustizia e politica, ma purché politica sia.

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