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Politica

Paolo Foti sindaco di Avellino si è dimesso :”Amministratori del Pd hanno votato per il candidato del centrodestra”.

redazione

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Paolo Foti s’è dimesso da sindaco di Avellino. L’annuncio è arrivato questa mattina  nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Palazzo di Città. L’ormai ex sindaco di Avellino ha dichiarato :”Alle elezioni provinciali  io ho rappresentato l’intero capoluogo. La sconfitta, dunque, costituisce un’amara delusione sia per me che per il consiglio comunale. Non intendo dare vita ad una caccia alle streghe –ha aggiunto- ma alcune dichiarazioni che ho ascoltato lasciano adito a dubbi. Amministratori del Pd hanno votato per il candidato del centrodestra, contro il Pd e contro la città“. Foti è stato molto duro con chi lo ha tradito ribadendo :” Il dato politico emerso è grave e le conclusioni inevitabili: con amarezza, onestà e grande senso di responsabilità, rassegno le mie dimissioni da sindaco di Avellino”.

Ora Foti ha 20 giorni per ripensarci ma è stato lapidario dichiarando :” Se qualcuno pensa a tatticismi o giochini ha sbagliato indirizzo, io ho la schiena dritta altrimenti  saremmo alla miseria umana, ma è evidente che qualcuno, sin dal primo giorno di questa esperienza amministrativa, ha nutrito odio politico e personale nei miei confronti”. 

Foti ha voluto togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa ed ha lanciato una stoccata all’indirizzo dell’ex sindaco del capoluogo Galasso, dicendo :”Bene farebbe a tacere, anche perché è fuggito dal Comune e continua a farlo senza chiarire lo stato in cui ha lasciato l’ente. Io sono in discontinuità rispetto a lui e forse questa cosa a qualcuno non è andata bene. Stendiamo un velo pietoso su ciò che è stato, io sono un gradino sopra”.

In conclusione del suo intervento, ha avuto parole di elogio per Giancarlo Giordano,dichiarando che :” ha pubblicamente  spiegato le motivazioni per cui non mi avrebbe sostenuto, annullando il proprio voto, a differenza di altri che hanno addirittura votato per Gambacorta”.

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Attualità

Consiglio Comunale del 12 giugno. Il punto di Federico Barbieri

Federico Barbieri

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Il “documento unico di programmazione” è previsto nel corpo dell’art. 150 del TUEL, all’interno della parte II dedicata all’ordinamento finanziario e nell’articolo 151, che reca nella rubrica “principi generali”. Quest’ultimo articolo afferma: “1. Gli enti locali ispirano la propria gestione al principio della programmazione. A tal fine presentano il Documento unico di programmazione entro il 31 luglio di ogni anno. […] Le previsioni del bilancio sono elaborate sulla base delle linee strategiche contenute nel documento unico di programmazione”.
Dal tenore della disposizione si intende che il DUP precede (non solo temporalmente) il bilancio di previsione. Possiamo affermare (come accadeva per la relazione previsionale e programmatica) che il DUP contiene la visione complessiva dell’amministrazione, espressa attraverso le “politiche” e i progetti, mentre il bilancio di previsione è “soltanto” la rappresentazione dei flussi finanziari in entrata e in uscita.
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Attualità

Giunta regionale approva fondi Por-Fesr, programmati 15 milioni a sostegno del settore turistico

redazione

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Il rilancio dell’economia campana passa anche attraverso il turismo.

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Attualità

Il senatore Saverio De Bonis: irresponsabile il progetto di autonomia regionale differenziata proposto dalla Ministra Gelmini

Antonio Bianco

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Liberi tutti senza freni e paure, siamo vaccinati e immunizzati. Questa fake news è raramente smentita dai media, il vaccino non protegge dal contagio ma riduce le probabilità che la malattia sia contratta in forma grave e con complicanze letali. Nelle strade e piazze dell’intero Paese gli assembramenti sono un dato di fatto come il mancato uso della mascherina; mentre i decessi, sia pur al di sotto delle 100 unità, permangono comunque elevati. In questo contesto così variegato e senza una regia comune da parte dello Stato centrale, ogni Regione si muove in ordine sparso senza che nella Conferenza Stato-Regioni sia stato trovato il bandolo dell’intrigata matassa. I capetti delle 20 Regioni leggono la realtà secondo una personale chiave di lettura e dettano regole diverse sia per le vaccinazioni che per le aperture dei locali pubblici. Una babele sorda ai richiami del generale Figliuolo e del Ministro della Salute Speranza che invocano unità di azioni e senso di responsabilità nell’adozione dei provvedimenti atti a contenere il diffondersi del virus. Ginepraio senza eguali, frutto della riforma del 2001 del titolo V della Costituzione con la quale si è interrotto il solco dell’Unità e della coesione Nazionale, oggi, più che mai, messa in pericolo dalla riproposizione della legge sull’autonomia regionale differenziata, già avanzata dall’ex ministro Boccia, ed oggi rivisitata dall’attuale ministra per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini ed inserita nel collegato alla legge di  bilancio Progetto con il quale le Regioni con il PIL elevato quali, ad esempio, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna rivendicano maggiore autonomia nelle materie previste dagli articoli 116 e 117 della Costituzione, con l’assegnazione, non solo, delle maggiori risorse fiscali, oggi incamerate dallo Stato centrale,ma anche del personale indispensabile alla gestione dei servizi. Le conseguenze sarebbero letali per le Regioni a minore fiscalità, tutte concentrate nel Meridione, alle quali verrebbero trasferite minori risorse finanziarie che comprometterebbero oltre modo i diritti di cittadinanza di questo territorio, già oggi compressi da evidenti disuguaglianze che separano le due macro aree. Gli atti della ministra Gelmini sono in perfetta sintonia con la Lega, e definiti con efficace espressione “la secessione dei ricchi”,che toglierebbe alla Questione Meridionale il valore di tema Nazionale degradandolo a fatto di esclusiva pertinenza della classe politica Meridionale. Fatto segnalato dal senatore Saverio De Bonis, che denuncia l’irresponsabilità di tale progetto in un momento storico che imporrebbe una visione unitaria nella gestione della Pandemia per garantire la crescita omogenea del Paese al fine di ridurre le disuguaglianze fra il Nord ricco ed il Sud povero. (altro…)

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