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Non solo Covid – Poxvirus

Federico Barbieri

Pubblicato

-

Ricordate il film ‘’Il Pianeta delle scimmie’’?

Charlton Heston, l’attore di ‘’Ben Hur’’, impersonava un astronauta costretto ad atterrare su un pianeta simile alla Terra. Abitato e gestito da scimmie dai comportamenti umani.

Potere, classi sociali, ricerca scientifica, prepotenza, armi da fuoco. Proprio come gli essere umani.

Le scimmie, al pari di altri animali, vengono utilizzate ai fini della sperimentazione scientifica, così i topi. Allo stesso modo gli esseri umani da un anno a questa parte.

Perché l’incipit?

Perché si parlerà, tra qualche tempo, del poxvirus, virus delle scimmie. Simile al virus del vaiolo.

Un virus del gruppo Orthopoxvirus. Altrimenti definito ‘’monkeypox’’ da monkey (scimmia) e pox (malattia esantematica, anche sifilide, vaiolo).

Esistono, inoltre, il vaiolo bovino che colpisce le mani dei mungitori, lo pseudocowpox, il mollusco contagioso, il camelpox (si, quello dei cammelli).

Niente allarmismo: i primati non umani non sono un serbatoio del virus, il serbatoio infatti èignoto.

Si ritiene possano esserlo i piccoli roditori delle foreste pluviali africane, principalmente in Africa occidentale e centrale.

In Africa si verifica sporadicamente e in occasionali epidemie. La maggior parte dei casi segnalati si è verificata nella Repubblica Democratica del Congo.

Da 5 anni circa sono stati segnalati casi anche in Sierra Leone, Liberia, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo e Nigeria(che ha subito la più grande epidemia recente). Il recente aumento di 20 volte dell’incidenza pare sia dovuto alla cessazione della vaccinazione contro il vaiolo, cessazione avvenuta nel 1980.

Le persone vaccinate contro il vaiolo, anche oltre 25 anni prima, hanno un rischio ridotto di infezione. I casi di vaiolo delle scimmie stanno aumentando anche in Africa perché le persone invadono sempre più gli habitat degli animali portatori del virus.

Negli Stati Uniti un’epidemia di vaiolo delle scimmie si è verificata nel 2003: roditori infetti provenienti dall’Africa, importati come animali da compagnia, diffusero il virus ai cani della prateria domestici. In seguito contagiarono soggetti umani nelle zone centrali degli Stati Uniti.

L’epidemia registrò 35 casi confermati, 13 probabili e 22 sospetti in 6 stati, ma non ci furono decessi.

Se ne parla in quanto sono stati segnalati alcuni casi dalle autorità cinesi. Colpiti veterinari, uno di loro sarebbe rimasto infettato a seguito dell’autopsia che aveva eseguito su una scimmia.

Il vaiolo delle scimmie è probabilmente trasmesso dagli animali attraverso fluidi corporei, tra cui goccioline salivari o respiratorie o contatto con l’essudato della ferita.

La trasmissione da persona a persona non è conclamata.

Si ritiene che si verifichi principalmente attraverso grandi goccioline respiratorie con un prolungato contatto faccia a faccia. La percentuale di contagi secondari in seguito a contatto con una fonte umana è del 3%, molti (contagi) sono stati segnalati in soggetti che vivono o sono venuti a stretto contatto con una persona infetta da vaiolo delle scimmie.

Non sono documentati casi di trasmissione in ambiente ospedaliero.

I bambini costituiscono la maggior parte dei contagiati.

Il tasso di mortalità in Africa varia fra il 4 e il 22%.

I sintomi?

Le persone colpite presentano febbre, cefalea, lombalgia ed eruzione cutanea, a volte con grave dolore addominale, e stanno molto male. La diagnosi è confermata quando il virus viene identificato in un campione prelevato dall’eruzione cutanea.

l periodo di incubazione della malattia, durante il quale non si manifestano sintomi, dura da 7 a 17 giorni. In questo periodo raramente avviene contagio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato eradicata l’infezione naturale: nessun caso di vaiolo si è verificato dal 1977, grazie alla vaccinazione a livello mondiale. La principale preoccupazione, in senso epidemiologico, è mirata al bioterrorismo.

La caratteristica del vaiolo è l’eruzione esantematica costituita da macchie (macule) piatte, piccole e scolorite sulla pelle, e piccole lesioni (maculo-papulare) sulla pelle del volto e delle braccia. A seguire, velocemente, si diffonde a tronco e gambe. Anche la mucosa orofaringea viene colpita da lesioni che si ulcerano. Tempo un paio di giorni, le lesioni cutanee diventano vescicolari (contenente liquido), poi pustole (contenente pus). Dopo 8 o 9 giorni diventano croste, che lasciano gravi cicatrici.

Se l’infezione giunge al sistema nervoso centrale si può sviluppare un’encefalite.

 

Il vaiolo delle scimmie è simile al vaiolo umano; c’è differenza nelle lesioni cutanee: di solito a grappolo nel vaiolo delle scimmie ma non nel vaiolo umano.

Il vaiolo delle scimmie differisce dal vaiolo classico e dalla varicella (che è un herpes virusnon un poxvirus) ma è difficoltosa la diagnosi, infatti è basata su esami colturali, PCR (test della reazione a catena della Polimerasi), microscopia elettronica. Abbiamo conosciuto il test PCR perché utilizzato nell’analisi del tampone orofraringeoer la ricerca del Sars-CoV2.

Non esiste un trattamento sicuro control’infezione da virus del vaiolo delle scimmie.

Tra i farmaci utilizzati, perché risultati utili, gli antivirali come il tecovirimat, il cidofovir o brincidofovir, sperimentati in vitro e in modelli sperimentali. Non sono stati studiati in area endemica perché, fortunatamente, non ci sono zone, territori in cui si sia esteso il contagio.

Per una possibile prevenzione è stato elaborato un vaccino contro il vaiolo,JYNNEOS, autorizzato dall’Agenzia del Farmaco statunitense (Food and DrugAdministration, FDA) nel 2019. Il vaccinoJYNNEOS non è pubblicamente disponibile ma utilizzabile dal personale veterinario. La sua efficacia si attesta all’85%.

Più in là si parlerà del virus della stessa famiglia (influenzale), ritrovato nei suini in Cina, che ‘ospita’ la più numerosa presenza di questi animali. Il nome del virus? Il recente studio, pubblicato dalla National Academy of Sciences, che lo descrive, gli ha dato il nome G4..

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