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Mentre i vaccini danno i primi risultati, riflessioni, dubbi e domande ci invadono

Federico Barbieri

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Sulla rivista Lancet, venerdì 22 maggio, sono stati pubblicati i dati relativi a un potenziale vaccino contro il Sars-Cov-2 (causa della malattia denominata Covid-19). Lo studio è stato effettuato, e continua tuttora, in Cina, da un’azienda biofarmaceutica, la CanSino Biologics.

Dai dati, sembra che il vaccino sia sicuro e capace di stimolare una risposta da parte del sistema immunitario. Per la prima volta, una rivista scientifica pubblica i risultati di un test clinico, ancora da sottoporre a verifica (la cosiddetta fase 1), su un possibile vaccino anti-Covid. Ad5-nCoV, questo il nome del candidato vaccino.

Si basa su un adenovirus replicante, ovvero una versione indebolita di un comune virus del raffreddore, che apporta all’organismo una parte del materiale genetico del SARS-CoV-2 (= il materiale che serve per codificare la proteina “spike” del Covid).

In pratica, l’adenovirus fa da vettore virale, cioè, come afferma il prof. Pierluigi Lopalco, epidemiologo, “una specie di guscio vuoto da cui spuntano le proteine del coronavirus”. L’obiettivo è stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi contro le spike, così le riconoscerà qualora venisse a contatto con il coronavirus SARS-CoV-2.

Il vaccino è stato testato su 108 volontari sani tra i 18 e 60 anni, in tre dosi: bassa, media ed elevata. Una singola dose di vaccino è risultata sufficiente per sviluppare entro un mese, e in tutti i partecipanti, anticorpi capaci di legarsi al SARS-CoV-2 (ma non in grado di neutralizzarlo). La metà dei soggetti nei gruppi a basso e medio dosaggio e tre quarti di quelli nel gruppo ad alto dosaggio, ha sviluppato inoltre anticorpi neutralizzanti, che si legano al virus e lo disarmano, impedendo che infetti altre cellule.

I ricercatori ancora non sanno se la presenza di anticorpi, inclusi i neutralizzanti, sia sufficiente a proteggere dal Covid-19 e per quanto tempo. La fase attuale dello studio, ha testato la sicurezza del vaccino e stabilito i dosaggi per i test di fase 2.

L’Ad5-nCoV, ha dato alcuni effetti collaterali lievi o moderati, come dolore nel sito dell’iniezione, mal di testa, affaticamento, qualche linea di febbre. Nove partecipanti (5 dei quali reduci dall’alto dosaggio, che sarà abbandonato nei prossimi test) hanno sviluppato febbre superiore ai 38,5, che è però sparita dopo due giorni.

Qualche perplessità riguarda il fatto che molte persone sono già entrate in contatto con l’adenovirus 5, e questo potrebbe indurre il sistema immunitario a concentrarsi su quella parte del vaccino, anziché sul materiale genetico del SARS-CoV-2 che introduce. Il problema potrebbe essere più accentuato nei soggetti adulti di mezza età o anziani, che dovrebbero avere più alti livelli di immunità agli adenovirus dei raffreddori.

Evidente che occorre tempo, è necessario fare ulteriori prove, sperimentazioni, per definire, fino a ottimizzare il vaccino. La sperimentazione degli antivirali prosegue, ma al momento, non vengono partecipati gli esiti.

Mentre ricercatori in tutto il mondo sono “impegnati”’ nello studio di ritrovati contro il virus, la politica nostrana riserva ai comuni cittadini dubbi che scombinano il quotidiano, instillando ulteriori paure: le mascherine vanno indossate? Sono utili? Al contrario, sono inutili o, peggio, pericolose? Torneremo a socializzare e come? Vengono offerti, ai cittadini, feticci vero i quali indirizzare rabbia, risentimento: i “folli” della movida, i pazzi che girano senza mascherina.

Sebbene a fatica, piccole verità si affacciano sui media: il ricorso alla terapia intensiva, in tutta la Penisola, pare un doloroso ricordo. Intanto il coronavirus fa notizia per i decessi nel resto del mondo, spostando il cursore da un continente all’altro. Un macabro monopoli.

Su tutto, su tutti, prevale il denaro disponibile, necessario, invocato, richiesto. Lavoratori precari, lavoratori invisibili perché in nero, lavoratori che riprendono a lavorare alternandosi per rispettare le distanze, famiglie ridotte a chiedere sostegno (per residua dignità, non parlano di elemosina), immigrati che, ancora, vengono sfruttati, imprenditori che vanno a prelevare in aereo privato i lavoratori agricoli rumeni (in questa fase preziosi…).

Riflettendo sulle quattro grandi pandemie degli ultimi cento anni, è da acclarare che sono durate grosso modo due anni. Già questo fa esplodere nella nostra mente, abituata al tran tran tecnologico del quotidiano, mille timori, altrettante ansie. La Spagnola degli anni 1918-1920 dette il via ai ruggenti anni Venti, l’Asiatica degli anni 1957-1958 fu anticamera del boom economico degli anni Sessanta, la Hong-Kong degli anni 1968-1969 non mise fine allo sviluppo economico degli anni Sessanta, all’influenza suina del 2009-2010 seguì la fine della grave recessione del 2008-2009.

Le mascherine furono diffuse già durante la pandemia del 1918. Pur se noiose da indossare, limitative e frustranti nella socializzazione, sono uno strumento utile a limitare il contagio.

Dovremmo tutti pretendere da governanti e comunità scientifica, i test sierologici a tappeto; dovremmo altresì spingere la politica a investire nella sanità, ora che siamo consapevoli delle lacune sanitarie. Dovremmo rileggere la nostra storia. E non ritenere gli asintomatici nuovi untori.

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