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Lettera aperta di un paziente dell’ospedale Frangipane

Michelangelo Della Paolera

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Da Luca Pannese, riceviamo e pubblichiamo

A scuola, sui libri di storia o anche in tv, abbiamo imparato un concetto di guerra, che oggi nel 2020 possiamo dire di aver largamente superato. Non più militari, non più armi, munizioni né tantomeno nemici riconoscibili da combattere. I nuovi soldati in trincea non indossano nessun elmo, né impugnano alcun’arma. Sono medici, infermieri e personale ospedaliero ed il nuovo nemico è un maledetto virus. Nessuno, purtroppo, può dirsi escluso tra le potenziali vittime.

Una cosa però resta ferma e sempre presente, anche in questa nuova guerra, la possibilità di perdere la vita.

La nuova missione quindi non è quella di sconfiggere un’altra fazione a colpi di cannonate, non è una gara alla supremazia, la nuova missione è quella di salvare vite umane.

A questo servono gli ospedali, ma non bisogna dimenticare che il virus non si sostituisce alle malattie già presenti o anche a malori improvvisi.

L’errore da non commettere, assolutamente, è quello di non dimenticarlo.

Per vincere questa battaglia si rende necessario che tutto funzioni per il meglio, che nulla sia trascurato, che nulla venga chiuso, depotenziato o sospeso.

Quanto appena detto sembra stranamente sfuggire alla dirigenza dell’Asl, come alla stessa  sfugge la vastità del territorio e l’ampio numero di persone della valle Ufita e valle del Cervaro a cui il nosocomio arianese garantisce un servizio sanitario encomiabile.

Un incubo, che ha come preludio la chiusura degli ambulatori, siti nel piano terra dell’ospedale, che in un primo momento sembravano dovessero far posto ed essere sostituti dalla “Zona Covid19”.

Nulla di quanto poc’anzi detto, è stato attuato. Continuamente cambi di programma, e quell’area, progettata appunto, per far fronte a quest’ultima emergenza, è rimasta vuota e naturalmente gli ambulatori sono attualmente chiusi. Dopodiché è toccato al reparto di medicina generale, collocato al primo piano, accorpandolo al reparto di lungodegenza.

Il vecchio reparto è stato destinato a pazienti affetti da Covid19 non gravi.

Al secondo piano invece, si trova il pronto soccorso, luogo di “smistamento” dei vari pazienti affetti da Covid19.

Al terzo piano nel reparto di terapia intensiva vi sono ricoverati altri pazienti covid in condizioni gravi.

Al quarto piano, con la chiusura di ginecologia è stata aperta un’altra zona Covid.

La pediatria è inattiva e neurologia è chiusa.

Gastroenterologia sembra non avere pazienti ricoverati, per cui il personale di questi reparti citati, è stato destinato a fronteggiare l’emergenza Coronavirus nei nuovi reparti allestiti.

Viene da sé, dire che quasi l’intero Frangipane è interessato dal Covid19.

La domanda è: “Perché non scegliere un’unica area da destinare a questo virus, visti anche gli ampi spazi disponibili nel nosocomio?”

La dirigenza parla di percorsi di sicurezza, io da paziente, non ho visto ancora nessuna segnalazione che indichi o che vieti il passaggio a chi capita in ospedale per altre necessità.

Anzi vedo, operatori in giro per corridoi con tute di contenimento che prima d’ora non avevo mai visto.

“Quali garanzie abbiamo noi pazienti di non venire a contatto nello stesso ospedale con un’infezione da Covid?”

Non si tratta certo di campanilismo, ma già dalla stampa si apprende che l’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, sarebbe disposto ad accettare i reparti in “stand by” di Ariano.

“Quali sono le garanzie per l’utenza di questo territorio?”

Come fidarsi inoltre di eventuali rassicurazioni, quando nei giorni passati ed ancora oggi, operatori ed associazioni di categoria chiedono il tampone per tutto il personale dell’ospedale di una zona rossa, così come è stata definita Ariano.

Quando invece dalla dirigenza, non arriva alcuna risposta, ma soltanto un silenzio assordante relativo a quest’ultima richiesta.

Inoltre stamattina apprendiamo, che a Sant’Angelo dei Lombardi,per un presunto caso, e sottolineo UNO solo positivo, si starebbe per procedere con il tampone a tutto il personale ospedaliero.

Noi cittadini arianesi abbiamo capito che per salvarci è importante stare a casa, ma altri dovrebbero capire che è arrivata l’ora di tornare a casa.

Vogliamo risposte, ora. Per il bene del paese, e per il bene del nostro ospedale, risorsa preziosissima per tutto il territorio.

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