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L’acqua rimanga pubblica e si rispetti il referendum del 2011: il punto tra Beneventano ed Irpinia

Giuseppina Buscaino

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Da un pò di anni ormai, alcuni politici del PD e della destra e in particolare, l’onorevole Umberto Del Basso De Caro di Benevento, si battono per fare entrare nella società Alto Calore Servizi SpA, GESESA società di Benevento di ACEA (costituita dal Comune di Roma, Caltagirone, la multinazionale francese Suez e la Banca Norvegese) che gestisce l’erogazione dell’acqua e la depurazione della città di Benevento e alcuni Comuni della sua provincia: gli altri sono gestiti da ACS. In Irpinia, i cittadini e i comitati si sono opposti perché ACS è una società pubblica costituita dai Comuni e dalla provincia di Avellino. Con l’ingresso di GESESA, l’ACS sarebbe diventata privata, infrangendo la legge che dice che non si deve trarre profitto dall’acqua. I privati senza alcun dubbio, traggono profitto perché non esistono privati filantropici. Due anni fa, cittadini, comitati e partiti, sono riusciti a impedire un cambiamento dello Statuto di ACS, che il PD aveva chiesto. Volevano cambiare la clausola che prescrive che nella società possono entrare solo enti pubblici, per aprire al privato che in questo caso, è GESESA. È notizia di questi giorni diffusa dalla Gazzetta di Benevento e da Stop biocidio, che i depuratori gestiti da GESESA, sono stati messi sotto sequestro e ci sono 33 indagati. Le accuse sono di: inquinamento ambientale, frode nelle pubbliche forniture, truffa, favoreggiamento personale, gestione illecita di rifiuti, scarichi di acque reflue senza autorizzazione, abuso d’ufficio e falso. Insomma, una fitta rete di affari, basata sulla gestione fraudolenta degli impianti GESESA che permetteva alla società di risparmiare tantissimo sullo smaltimento dei reflui sversati direttamente nel fiume Sabato e nel fiume Calore. Pezzi di Stato e imprenditoria criminale a inquinare a discapito della nostra terra, riporta Stop biocidio. Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune, tiene conto della presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione, ma non può non notare inoltre che le tariffe sono alte perché è evidente che il privato deve trarre profitto (profitto cancellato dal secondo quesito referendario, quindi illecito) dalla gestione dell’erogazione dell’acqua. Certamente, solo dopo tre gradi di giudizio sapremo se GESESA è colpevole, ma le prove sono schiaccianti. Sono reati molto gravi, reati penali e bene abbiamo fatto in Irpinia a evitare che entrasse in società con ACS che ha già i suoi problemi di cattiva gestione e di debiti che i politici del PD volevano che a risolvere fosse proprio GESESA. Dobbiamo essere grati ai cittadini, ai comitati, associazioni e partiti che si sono battuti perché non si cambiasse lo Statuto di ACS e GESESA non entrasse in società con ACS privatizzandola. Non abbiamo bisogno in Irpinia di una multinazionale francese che gestisce la nostra acqua insieme al faccendiere Caltagirone. Abbiamo bisogno di trasparenza e vogliamo che il referendum del 2011 venga rispettato.

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