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Attualità

Irpiniambiente nel caos – La politica dia una risposta

redazione

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Sempre nel caos la società di raccolta dei rifiuti Irpiniambiente che continua  a non pagare gli stipendi ai lavoratori e mostra falle nel suo sistema operativo e finanziario. Dopo lo sciopero del 14 luglio u.s., le varie sigle sindacali hanno fatto sentire la propria voce indirizzando verso i vertici dell’azienda una serie di lamentele che vanno dal mancato pagamento degli stipendi fino al numero dei lavoratori impegnati nell’intera provincia che non possono garantire il servizio perchè sotto dimensionati a causa delle decine di certificati che attesterebbero l’inabilità al lavoro. Gli esponenti sindacali hanno sottolineato la grave situazione in cui versa l’azienda provinciale, indicando alcuni comuni come responsabili del mancato versamento delle quote loro spettanti  che causerebbero le forti difficoltà finanziarie di Irpiniambiente, infatti non stornano gli incassi della Tari e accusando l’Ato rifiuti di essere assente sulle strategie da adottare per il futuro. Dopo l’incontro con l’amministratore unico della società, gli esponenti sindacali,sono usciti con meno certezze di prima, infatti non ci sarebbero garanzie per le prossime mensilità e addirittura non ci sarebbero nemmeno i soldi per l’acquisto dei DPI (Dispositivi di sicurezza per i lavoratori). A questo punto l’azienda insieme alla politica, devono indicare quale strada percorrere altrimenti questo è solo l’inizio di una serie di lunghi scioperi.

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Verso le Regionali – Maria Elena De Gruttola inaugura il Comitato Elettorale

redazione

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Venerdì 7 agosto 2020 alle ore 19 ad Ariano Irpino verrà inaugurato il comitato elettorale della candidata al (altro…)

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I vincitori dell’ottava edizione dell’Ariano International Film Festival

redazione

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LA MAGIA DEL CINEMA E LA FORZA DELLA CULTURA … I MOTORI PER LA RIPARTENZA” (altro…)

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Attualità

I Meridionali: delinquenti abituali

Antonio Bianco

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È incredibile, il giornalista professionista Daniele Martinelli ha espresso idee datate e prive di senso logico.

Questi i fatti.

I reati commessi dai carabinieri di Piacenza ed il sequestro della caserma hanno fatto scatenare il nostro prode eroe che in un commento su facebook scriveva: Va però ribadito che la predisposizione a delinquere e a fare del male è solitamente propria di chi nasce, cresce e si forma al Sud”. Parole inqualificabili e razziste che ripropongono le teorie di Cesare Lombroso, mandate al macero dalla storia, prive di contenuto scientifico, indegne di un giornalista, frutto dell’ignoranza. Meraviglia il silenzio dei media e di tutti i Partiti, incluso il M5S, che ha avuto ampi consensi elettorali ed ha eletto una moltitudine di Parlamentari meridionali, incluso Di Maio, reputati da Daniele Martinelli, “delinquenti abituali” essendo nati e cresciuti al Sud.

Silenzio eloquente che mostra, ancor di più, il pregiudizio atavico nei confronti dei Meridionali additati come la “razza maledetta”, Parole e pensieri già ampiamente espresse in altre occasioni da Feltri “[…] Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori […]”; e da Zaia “[…] mezza Italia è fatta di cialtroni e fannulloni […]”.

Gli apprendisti stregoni soffiano sul fuoco e dimenticano che le parole sono pietre che possono evocare il nemico con conseguenze inimmaginabili sull’amalgama della comunità italiana, caratterizzata da stridenti disparità socio-economiche che rendendo l’Italia una Nazione disunita e disuguale.

Disparità mai sanata, mai messa in discussione dalla miope classe politica Nazionale ed aggravata da quella locale, assoggettata supinamente agli interessi del Nord che, sin ad oggi, ha sacrificato i diritti di cittadinanza di 21 milioni di persone residenti nel Sud. Fatti messi in luce dallo Svimez che stigmatizza una realtà da esodo biblico. Negli ultimi 15 anni, infatti, circa 2 milioni di persone, la metà giovani ricompresi fra 15 e 34 anni, hanno abbandonato il Meridione e 800 mila non vi hanno più fatto ritorno.

Tutto ciò è inaccettabile, sia l’imminente campagna elettorale per le regionali e le comunali il palcoscenico per riaccendere i riflettori sullo scippo di risorse umane e finanziarie praticato nei confronti del Meridione. Chi tace è connivente ed accetta le pretese secessioniste delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Non basta dichiarare di voler il bene della comunità in cui si vive, occorrono fatti non parole: “[…] A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca […]” (Don Lorenzo Milani).

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