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Attualità

Elezioni 2020 – La solita affissione selvaggia

Federico Barbieri

Pubblicato

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Diciamo la verità: affissione selvaggia di manifesti elettorali in spregio di leggi e regolamenti.

Corre l’anno 2020, per tante validissime ragioni se ne auspica la veloce fine, in piena attività la competizione elettorale. Conosciamo e utilizziamo altra espressione: campagna elettorale.

Con il beneplacito di studiosi, affermiamo scorretta tale ultima espressione se consideriamo la storia e l’etimologia del termine campagna. Senza ricorrere al tardo latino, il nostro connazionale Ariosto ha lasciato colta descrizione nel ‘’..omissis..Re Carlo era attendato alla campagna’’. Con l’avvento delle armi da fuoco si definiva l’artiglieria da campagna.

Perché tale incipit?

Per parlare della manifesta e conosciuta modalità incivile di propagandare il proprio viso, il proprio logo, il proprio gruppo/lista durante la competizione elettorale. Siamo nell’anno digitale 2020, l’anno della pandemia. Nulla è cambiato nell’affissione dei manifesti elettorali, nonostante leggi risalenti agli anni post bellici, continuamente modificate, aggiornate.

Legge 212/1956, poi Legge 130/1975, Legge 515/1993. Dell’affissione selvaggia è stata interessata la Cassazione (Sentenza 4506/2004), la Corte Costituzionale.

Nel corso delle varie legislature il Parlamento ha elaborato, dal 1996 in poi, disposizioni ‘’condonative’’ delle violazioni commesse. Quali, direte?

L’affissione è regolata da norme scritte in chiaro italiano, via via sfumate per quanto attiene alla reità della violazione e alla pena sanzionatoria amministrativa. Sulla G.U. 151 del 29 giugno 2019, supplemento ordinario n.26, è pubblicata la legge del 28 giugno 2019 n. 58 che ha convertito in Legge il decreto n. 34 del 30 aprile 2019.

Alcune disposizioni non sono cambiate: le affissioni prevedono gli spazi, con le misure e il numero secondo gli abitanti; gli spazi vengono assegnati in base alla cronologia di presentazione dei gruppi/parti/liste.

Eppure, i manifesti sono riscontrabili sui pali dei lampioni, sui muretti lungo le strade, muri di edifici vuoti, pilastri in cemento di sopraelevate, muri di parcheggi.

Con la depenalizzazione (ricordate chi governava l’Italica nazione?) viene meno la reità. Resta la sanzione, qualche decina di euro, e l’affissione continua.

Per amore del discorso, poniamoci domande. La prima: chi è preposto all’affissione?

L’Ente locale, il Comune. Presso la cui tesoreria va versato il diritto. Ne consegue una successiva domanda: nei Comuni più grandi, organizzati? Sono operanti le concessionarie del servizio.

Chi opera il controllo sul territorio avendone il compito ex lege? L’Ente locale, il Comune, attraverso i vari Uffici/Responsabili di Servizio.

Verrebbe da chiedere: e le Forze dell’ordine? La depenalizzazione, vasta e scientificamente articolata ha sottratto loro molti compiti, salvo la flagranza di reato.

Quindi la responsabilità resta in capo all’Ente locale, allo stesso modo con il quale sanzionano alacremente il parcheggio dopo la scadenza del grattino, ad esempio.

Quindi la responsabilità è pure in capo ai Committenti l’affissione che, credo, sono pronti a versare decine di euro pur di vedere il proprio volto, lavoro per i fotografi e le tipografie, sul territorio.

Gli operatori ecologici, tra qualche giorno, affronteranno i diversi chili di carta che cospargeranno le strade.

L’affissione, però, manifesta livello culturale, esigenze/bisogno di visibilità, nella (errata) convinzione che un numero maggiore di manifesti equivalga a maggiore e numeroso consenso.

Niente di più lontano dalla realtà: la stragrande maggioranza degli elettori, quella che non ha parenti nelle varie lista in competizione, ha già deciso in cuor suo. Le relazioni sociali, economiche, di vicinato, inducono senza necessità di manifesti.

La semplice lettura di un comunicato convince alla pari di un’esigenza rappresentata de visu e in camera caritatis. Mancando del tutto la Politica pregna di conoscenza capillare del territorio, siamo costretti a ripetere lamentela dei manifesti selvaggi.

Pazienza, passerà.

 

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