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Attualità

Didattica a distanza per i genitori

Federico Barbieri

Pubblicato

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La scuola senza i ragazzi perde di significato.

Lo ha dichiarato il Dirigente scolastico del Liceo Parini di Milano. La didattica a distanza ci preclude i nostri momenti di socialità al di là della lezione e non permette una didattica partecipativa, aggiungono gli studenti dell’Istituto.

Da luglio scorso la didattica a distanza è diventata il bersaglio privilegiato di molti politicanti, opinionisti, uomini/donne mediatici.

Ultimamente abbiamo letto la proposta di recuperare in primavera i giorni «persi» di didattica in presenza. Inoltre il
presidente del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, ritiene che ‘’è più facile che uno
studente risulti contagiato da Covid-19 se non frequenta la scuola e fa didattica a distanza, piuttosto che il contrario’’.

Su cosa poggiano queste affermazioni? Su presupposti evidenti ma che velano il fine: la didattica a distanza è una perdita di tempo; gli studenti, in casa, sono in balia di se stessi (implicita affermazione che i giovani studenti non sono affidabili) perché lontani dal controllo diretto e rigoroso del docente. Incapaci di regolarsi, e quind finiscono per affollarsi nei vari luoghi di ritrovo, o nei centri commerciali che il dottor Miozzo reputa temibili focolai di contagi.

Ma non sono chiusi??

Durante la didattica a distanza, non si sono persi giorni di scuola. Migliaia di studenti, di 1° e 2° grado, liceali, universitari, laureandi, hanno ‘lavorato’ grazie alla tecnologia.

In qualche caso il docente, in altri i genitori (mamme, in particolare..) hanno contrastato la DAD, vuoi perché indaffarati a pianificare altre attività (il docente) o a uscire per il caffè da amici (mamme, papà) o scambiarsi notizie da social.

Genitori che, per evidente incapacità personale, arrivano a contestare il metodo di insegnamento. Ma questo aspetto origina una riflessione sinora sottaciuta dai media: vuoi vedere che c’è bisogno, urgente, di proporre la didattica a distanza specifica per genitori?

Un genitore che in video lezione entra nell’aula virtuale a obiettare sulla singola lezione, che invita il docente ad aggiornarsi nel propinare l’insegnamento, manifesta un disagio gravissimo.

Personale e collettivo.

Mentre i nostri giovani seguono la didattica a distanza e sono impegnati né più né meno che durante la didattica in presenza. Distribuendo nella mattina le video lezioni con relative prove front-office e i compiti di pomeriggio.

Il Ministero dell’Istruzione lo ha chiarito sulle linee guida della Didattica digitale integrata: In linea generale le indicazioni ministeriali autorizzano i docenti a fare lezione secondo un’unità oraria inferiore a 60 minuti (magari da 45 o da 50 minuti) e suggeriscono di prevedere adeguate pause tra una lezione e l’altra.

Per la fascia d’età da zero a sei anni si parla di LEAD (Legami Educativi a Distanza) che dà l’idea di quale sia la centralità dell’azione didattica dei docenti: garantire il legame affettivo con l’alunno. L’obiettivo è dare la sensazione ai più piccoli che seppure manchino le coccole e gli abbracci della maestra, del maestro, restano i sorrisi. Le coccole, gli abbracci sono della mamma, del papà. Però la figura del docente è visibile ogni giorno.

Per le classi prime della scuola primaria vanno garantite un massimo di 10 ore settimanali; nelle altre classi le ore previste sono 15.

Per la scuola media la durata delle lezioni di didattica a distanza devono rispettare l’indicazione minima delle 15 ore settimanali.

Infine, nelle scuole secondarie di secondo grado le ore settimanali sono 20.

La DAD implica che l’orario e la durata delle lezioni a distanza sono stabiliti dal Piano scolastico adottato dalla specifica scuola, che può rimodulare l’orario settimanale dei singoli docenti prevedendo un tot di ore in diretta con gli alunni collegati in video/audio, e un tot di ore in differita (con registrazioni, analisi dei compiti assegnati, schede di lavoro o altro materiale didattico assegnato agli studenti).

Un sondaggio della Tecnica della Scuola ha rilevato che il 90 per cento degli addetti ai lavori della scuola è contrario al ritorno alle lezioni in presenza prima di Natale. E in maggioranza sono docenti. Circa il 24,4% di genitori ha confermato tale opinione.

Nelle nostre Comunità avvengono contrapposizioni tra genitori contro la DAD e genitori contro la riapertura, specie soltanto per una decina di giorni prima di Natale.

Maggiore rispetto per i ruoli e riconoscimento delle competenze dei docenti non costituiscono un impegno gravoso; vivere i propri figli, la loro crescita, in questa fase così particolare, dev’essere ragione di gioia, di crescita genitoriale.

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