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“Pillole di Salute”a cura della Dottoressa Yvonne Pizza – Morire “sani”

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Di Yvonne Pizza,Nutrizionista

 

Le diete più diffuse non prendono in considerazione qual è la ragione più importante per adottarne una: quella di vivere a lungo e vivere e morire sani.

Siamo così abituati ad associare la morte al cancro, ai disturbi cardiaci o ad altre malattie da pensare che “morire sani” sia impossibile.

La vita, anche una vita molto lunga, non è per forza associata alle malattie.

E’ possibile, per la maggior parte degli organismi, migliorare ulteriormente i propri sistemi di protezione e di riparazione in modo da rallentare l’invecchiamento.

Non è tanto perché le persone invecchiano, quanto come mantenere giovane un organismo il più a lungo possibile.

Il motore del nostro corpo, se viene programmato per durare più a lungo, metterà in atto meccanismi e strategie che possono promuovere effetti protettivi, rigeneranti e ringiovanenti.

E’ molto probabile che sia possibile migliorare i sistemi, o far sì che questi sistemi funzionino più a lungo e che quindi il corpo non cominci a subire un deciso declino a 40-50 anni bensì a 60-70 anni.

L’alimentazione è il fattore più importante che possiamo controllare e che ha un’influenza enorme sulla possibilità di vivere a lungo.

Quindi, il cibo non deve più essere considerato un indistinto miscuglio di nutrienti ma un insieme complesso di migliaia di molecole, alcune delle quali svolgono un’azione paragonabile a quella dei medicinali: di protezione, riparazione e sostituzione.

Dunque, visto che l’età è il principale fattore di rischio nel contrarre tutte le malattie più gravi, intervenire sull’invecchiamento è decisamente meglio che cercare di prevenire e curare tutte le principali malattie singolarmente.

Molte strategie alimentari e molte tra le diete più adottate e popolari non sono corrette o lo sono parzialmente; possono essere utili per una particolare condizione o disturbo ma influenzare negativamente altri aspetti.

La fonte di maggiore pericolo per la nostra salute è probabilmente il caos prodotto dall’idea che chiunque possa dare consigli nutrizionali.

Quando si parla di alimentazione, la maggior parte delle persone è tempestata da notizie su quali cibi siano salutari e quali no.

Che si parli di grassi, proteine o carboidrati e di singoli alimenti, tutto è stato ampiamente decritto dalla stampa scientifica e dai media ora come buono ora come cattivo.

A esempio una dieta ad alto contenuto di proteine e grassi ma povera di carboidrati, avrà nella maggior parte dei casi, come conseguenza, una perdita di peso, ma potrebbe aggravare alcuni fattori di rischio, oltre a essere associata a una maggiore incidenza di cancro.

L’assunzione elevata di proteine e grassi saturi è associata a mutazioni delle cellule e dell’intero organismo che accelerano l’invecchiamento e l’insorgenza di malattie.

Gli zuccheri possono danneggiare la salute, ma di fatto sono i nutrienti più importanti per il corpo umano: lo zucchero è per il corpo quello che la benzina è per l’automobile e, come il carburante è fonte di energia dell’auto, gli zuccheri sono la maggiore fonte di energia per il corpo umano.

Quindi il problema non sono gli zuccheri, ma la loro eccessiva assunzione e il fatto che la loro combinazione con le proteine e con certi tipi di grassi contribuisce direttamente e indirettamente all’insorgenza di malattie.

Sebbene sia importante mantenere un’alimentazione che ci dia piacere, è altrettanto importante eliminare o ridurre al minimo i nutrienti che possono farci vivere meno a lungo, farci ammalare e soffrire.

Il potere curativo del cibo viene troppo spesso sottovalutato. In realtà non sono le diete ad essere magiche, ma il corpo umano con la sua straordinaria capacità di riparare e rigenerare se stesso.

E’ importante ribadire che molti componenti della nostra alimentazione, non sono solo cibi ma anche potenti molecole in grado di determinare importanti cambiamenti nel nostro corpo.

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Covid in Irpinia-84 positivi in provincia, 13 casi ad Avellino e 9 a Mercogliano

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L’Azienda Sanitaria comunica che su 1.172 tamponi effettuati,sono risultate positive al Covid 84 persone:

– 6, residenti nel comune di Ariano Irpino;

– 2, residenti nel comune di Atripalda;

– 1, residente nel comune di Avella;

– 13, residenti nel comune di Avellino;

– 5, residenti nel comune di Caposele;

– 1, residente nel comune di Chiusano di San Domenico;

– 1, residente nel comune di Domicella;

– 4, residenti nel comune di Forino;

– 1, residente nel comune di Frigento;

– 2, residenti nel comune di Grottaminarda;

– 1, residente nel comune di Guardia Lombardi;

– 6, residenti nel comune di Lioni;

– 9, residenti nel comune di Mercogliano;

– 1, residente nel comune di Montecalvo Irpino;

– 3, residenti nel comune di Monteforte Irpino;

– 1, residente nel comune di Montella;

– 1, residente nel comune di Montoro;

– 1, residente nel comune di Mugnano del Cardinale;

– 1, residente nel comune di Nusco;

– 1, residente nel comune di Ospedaletto d’Alpinolo;

– 3, residenti nel comune di Pietradefusi;

– 5, residenti nel comune di Prata PU;

– 1, residente nel comune di Roccabascerana;

– 2, residenti nel comune di Rotondi;

– 2, residenti nel comune di San Martino Valle Caudina;

– 6, residenti nel comune di Serino;

– 1, residente nel comune di Teora;

– 1, residente nel comune di Torre delle Nocelle;

– 1, residente nel comune di Villamaina;

– 1, residente nel comune di Zungoli.

L’Azienda Sanitaria Lo indagine epidemiologica sui contatti dei casi positivi.cale ha avviato

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Giornata scientifica del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia-Valore strategico di tutela delle denominazioni d’origine

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La XIV edizione della giornata scientifica del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia si svolge il 10 dicembre 2021, presso l’aula magna del Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino. Tema della giornata sarà il valore strategico e le esigenze di tutela delle denominazioni d’origine.

Dopo poco più di 50 anni dai primi riconoscimenti in Italia dei vini a denominazione d’origine, il settore vitivinicolo italiano si presenta sul mercato nazionale e internazionale con 77 vini DOCG, 332 vini DOC e 118 vini IGT. Un patrimonio di identità che porta sul mercato l’88 dell’offerta nazionale. La giornata di studio di quest’anno vuole essere un’occasione di riflessione sul valore strategico delle denominazioni e sulle crescenti esigenze di tutela da minacce che, in un mercato sempre più caratterizzato dagli scambi internazionali, diventano sempre più frequenti e multiformi.

L’evento vedrà la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Ateneo federiciano, il Prof. Matteo Lorito, dei Professori Danilo Ercolini – Direttore del Dipartimento di Agraria-, Angelita Gambuti – Coordinatrice dei Corsi di Laurea in Viticoltura ed Enologia e in Scienze Enologiche, Giuseppe Blaiotta – Presidente Sezione della Vigna e del Vino, Giuseppe Cringoli – Presidente della Scuola di agraria e veterinaria dell’Ateneo federiciano, Raffaele Coppola – Fondazione Italiana per gli Studi sul Vino, i dottori Roberto Di Meo – Presidente Assoenologi Campania, Angelo Frattolillo – Confagricoltura Avellino, Antonio Capone – Presidente Ordine agronomi e forestali di Avellino, Domenico Biancardi – Presidente della Provincia di Avellino.

Interverranno: il prof. Eugenio Pomarici – ordinario di Economia Agraria, Università degli studi di Padova, il dott. Michele Alessi – Direttore Ufficio PIVE VII Settore vitivinicolo -MIPAAF, la dott.ssa Simona Lamorte – MIPAAF, la dott.ssa Elvira Bortolomin – Presidente Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG.

Il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino, oltre ad ospitare l’evento, curerà un intervento musicale dal vivo. Moderatore della giornata sarà il Prof. Boris Basile, Università Federico II. Il vino dell’Anno Accademico, uno shiraz, sarà presentato dal prof. Luigi Moio, Università Federico II.

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Zaia-Gelmini tramano contro l’Unità e la coesione Nazionale

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La lunga strada della separazione del Nord dal Sud prosegue sotto traccia. La Ministra per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini è sorvegliata a vista dal doge Zaia, come cospiratori nulla fanno trapelare sul disegno dell’autonomia regionale differenziata portato avanti nelle segrete stanze. Il progetto proposto con un referendum dal Veneto e dalla Lombardia, condiviso dall’Emilia Romagna, è in dirittura d’arrivo, sarà approvato quale collegato alla legge di bilancio entro la fine dell’anno. Prima di completare la frantumazione della Nazione vi sarà il passaggio in parlamento, organo, oramai, esautorato del potere di emendare e di porre un freno al progetto della destra leghista ed accolto, a braccia aperte, dalla sinistra padronale tosco-emiliana. Forse passeranno due anni prima di completare l’iter, dopo di che sarà ridisegnata la struttura politica della Nazione, rendendo definitive le sperequazioni socio-economiche fra le due macro aree, rese ancor più acute dalla migrazione dei giovani e dalla popolazione che invecchia con pochi servizi e senza alcuna speranza di migliorare le condizioni di vita.

Lo scenario era chiaro all’Europa, senza il Sud l’economia italiana non poteva ripartire, era in gioco il destino e la sopravvivenza dell’area euro e, per tal motivo, l’Italia riceverà con il PNRR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza) una consistente dotazione finanziaria di circa 209 miliardi, dei quali l’UE aveva destinato circa 140 miliardi per le infrastrutture nel Meridione, ridotti dal governo italiano a 80 miliardi. Il confronto fra le forze politiche italiane disconosce la centralità del Mezzogiorno indispensabile per la rinascita del Paese. Si prosegue con il progetto, unto e bisunto, di fornire consistenti risorse finanziarie alla locomotiva del Nord sperando che traini i vagoncini meridionali verso la ripresa economica. Progetto che sin ad ora ha mostrato tutti i suoi limiti senza che fossero rimossi gli ostacoli sociali ed infrastrutturali che impediscono la rinascita del Meridione. I denari del PNRR sono una ghiotta occasione per far volare l’economia italiana e rimettere in moto quella meridionale. Sul tema e sulle modalità di redistribuzione delle risorse finanziarie del PNRR è intervenuta la Corte dei Conti secondo la quale tali risorse non dovranno essere allocate con il criterio della spesa storica ma definendo ed approvando i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) necessari a mitigare la sperequata assegnazione dei soldi al Meridione. DalQuirinale non giunge alcun commento, mai come ora,necessario. Il richiamo all’Unità ed alla coesione dellaNazione non può essere un atto formale, diversamente, se, ancora una volta, saranno disconosciuti i diritti di cittadinanza di 21 milioni di cittadini, scivoleremo su un crinale senza fondo e nessuno si salverà.

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